La scure sulle pensioni d'oro Tagli sopra i 4.500 euro netti

Il M5s abbassa la soglia prevista dal programma per alzare le "minime" a 780 euro. Ma i conti non tornano

La scure sulle pensioni d'oro Tagli sopra i  4.500 euro netti

«Con grande soddisfazione, possiamo annunciarvi che abbiamo abbassato il tetto: taglieremo le pensioni d'oro superiori ai 4.500 euro netti». Su Facebook il capogruppo M5s alla Camera, Francesco D'Uva, ha annunciato la svolta decisiva. «Questo ci permetterà di innalzare in maniera sostanziosa anche le pensioni minime», ha scritto aggiungendo che «ovviamente il taglio riguarderà solamente la parte non contributiva, che tradotto significa: percepirai in base a quanto hai effettivamente versato». C'è di più: si tratta, infatti, di una correzione in corsa del contratto di governo che aveva fissato una soglia più elevata (5mila euro netti) e, dunque, si apre un nuovo fronte con la Lega.

È stimabile che da una siffatta misura si riesca a recuperare, tenuto conto anche del minor gettito Irpef, una cifra compresa tra 300 e 350 milioni di euro. Troppo poco per finanziare completamente l'aumento delle pensioni minime presentato come pensione di cittadinanza a 780 euro il cui costo dovrebbe aggirarsi nell'intervallo tra 1 e 2 miliardi di euro (circa 10 miliardi il costo aggiungendovi anche il famigerato reddito di cittadinanza).

«Qualcuno ha il coraggio di opporsi a questa cosa? Se lo prenda. Ma per quanto mi riguarda, è nel contratto di governo, si chiama pensione di cittadinanza. D'ora in poi non ci deve essere più nessun pensionato che prende meno di 780 euro al mese», ha detto il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, anticipando le critiche leghiste e soprattutto rintuzzando il consigliere del Carroccio in materia previdenziale, Alberto Brambilla, il quale ha più volte ripetuto che la pensione di cittadinanza «sfascerebbe il sistema» alludendo a una sorta di beneficio universale il cui costo sarebbe superiore ai 4 miliardi. Anche se queste parrebbero le intenzioni grilline, il progetto è stato sempre presentato come una sorta di sostegno mirato (non è escluso l'utilizzo dell'Isee) E, soprattutto è prevista la non cumulabilità: i titolari di più assegni di modesto importo non ricevono integrazioni se superano la soglia.

Il discorso politico, tuttavia, è un altro: i titolari di pensioni elevate risiedono in larghissima parte al Nord dove è il bacino del Carroccio, mentre i destinatari del beneficio sarebbero soprattutto meridionali. Per Salvini sarebbe un gioco a perdere se il taglio venisse effettuato sulla base di un generico ricalcolo sulla base dei coefficienti di trasformazione applicati a un'età pensionabile ridefinita ex post (e non al momento del pensionamento). Una Lega che rischierebbe così anche di perdere la battaglia su «quota 100» se le uscite anticipate fossero eccessivamente penalizzanti per coloro che vogliono accedere in anticipo all'uscita dal lavoro.

Insomma, gli elettori leghisti over 60 rischiano di uscire sconfitti due volte su questo fronte. Anche se non è detta l'ultima parola. Ecco perché la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna (Forza Italia), ha voluto cogliere le contraddizioni del contratto di governo sulla previdenza.

«L'aumento degli assegni più bassi era nel programma del centrodestra e Silvio Berlusconi lo aveva proposto ancora lo scorso marzo, con la credibilità di chi a suo tempo già lo aveva realizzato. Avevamo detto che la nostra opposizione sarebbe stata ferma, ma ragionevole. Vedremo se ci sarà sottoposto un provvedimento utile e equo», ha chiosato. Un assist a Salvini ma anche un avvertimento.

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