Se la "bestia" è quella dei giustizialisti in silenzio su Morisi

I giustizialisti tacciono dopo la richiesta d'archiviazione sul caso di Luca Morisi. La Paita d'Italia Viva: "Basta gogna, basta linciaggi"

Se la "bestia" è quella dei giustizialisti in silenzio su Morisi

L'archiviazione richiesta per il caso di Luca Morisi scuote le coscienze del fronte garantista: l'onorevole Raffaella Paita, esponente d'Italia Viva, ha rammentato come il garantismo non possa essere utilizzato a targhe alterne. I giustizialisti, nel frattempo, tacciono.

La vicenda che ha riguardato l'ex social media manager di Matteo Salvini è stata utilizzata da più parti durante la scorsa campagna elettorale. Le volte in cui sono partiti attacchi strumentali, avendo ora la possibilità di considerare pure l'indirizzo giudiziario, possono essere ripercorse e rivalutate. C'era davvero bisogno di alzare un polverone di quella tipologia? E quali effetti comporta quell'atteggiamento sull'esistenza di una persona colpevolizzata, giuridicamente o no, prima ancora che i fatti vengano sostanziati? La questione sollevata dalla Paita non riguarda una parte politica bensì un modus operandi.

La deputata renziana ha scritto su Twitter quanto segue: "La macchina del fango ha distrutto la vita di una persona in 2 settimane. Oggi i pm chiedono l’archiviazione. #Morisi non è un nostro amico e con noi ha fatto le stesse cose che hanno fatto a lui. Ma basta Bestie, basta gogne, basta linciaggi. Garantismo e rispetto per le persone". Quando l'argomento è la Giustizia, e quindi diviene giocoforza possibile che venga coinvolta anche la sfera personale di una persona, bisognerebbe evitare colpi bassi e conclusioni semplicistiche, soprattutto quando il tutto può rivelarsi pretestuoso.

Di "bestie", del resto, ne esistono parecchie. La stessa onorevole Raffaella Paita, per via di accuse riguardanti l'alluvione che ha coinvolto Genova nel 2014, è stata contestata dal MoVimento 5 Stelle con i toni giustizialisti che purtroppo abbiamo imparato a conoscere sin da quando la creatura di Beppe Grillo ha fatto la sua comparsa sul piano pubblico. Ma la Paita, che era stata indagata per mancato procurato allarme, è stata assolta in tutte le circostanze, perché "il fatto non sussite". Anche in quel caso, insomma, una "bestia" ha provato a fare capolino, con un certo quantitativo di fango riversato su una persona che avrebbe meritato tutt'altro.

Ma i fatti hanno poi smentito tonalità e tuoni di chi avrebbe voluto una sorta di gogna pubblica e preventiva. Rispetto a Luca Morisi - come premesso - i giustizialisti di sinistra tacciono. Nessuna scusa, al momento, è stata indirizzata all'ex "guru" del vertice del Carroccio. Non c'è un' ammissione di colpa per aver strumentalizzato ad arte una faccenda personale che si risolverà, con tutta probabilità, con una semplice archiviazione. La decisione, in ogni caso, spetterà al gip, ma il clima suggerisce come tutta la propagadanda messa in campo in prossimità delle passate elezioni amministrative si sia basata su nulla di rilevante o quasi. Normale chiedersi certi perché.

Sembra di assistere di nuovo, seppure in misura diversa, a quanto accaduto sul piano politico al sindaco di Lodi Simone Uggetti. Quello per cui il MoVimento 5 Stelle ha poi chiesto scusa. Questa volta, a domandare pedono, dovrebbe essere più di una formazione politica.

Ma l'atteggiamento maggioritario della sinistra giustizialista prevede al momento solo silenzio. Ma che il metodo contestato a Morisi fosse abbastanza diffuso, in specie tra dalle parti di chi ha l'accusa facile, era purtroppo già noto.

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