Piccola premessa: chi scrive è del parere che ciascuno possa amare ciò che (e chi) gli o le pare, e quindi indossare veli, non indossarli, mostrare capigliature assurde, rasare i capelli, colorarseli di indaco, coprirli... qualsiasi cosa, purché non faccia danno al prossimo. E, se esiste una città che, più di ogni altra, incarna questo spirito, ebbene, questa città è New York. La Statua della Libertà veglia su di lei e accoglie chi vi arriva. Ora, quale battaglia, fra le tante che oggi sono condotte in nome della libertà, si distingue per la sua verità e la sua radicale necessità, a differenza delle moltissime bagatelle dei libertari di facciata e di portafoglio? La risposta è semplice, quanto spesso volutamente nascosta: quella delle donne iraniane. E allora che il sindaco di New York, Zohran Mamdani, celebri la giornata mondiale dell'hijab, non può che suscitare indignazione in chi crede in quella battaglia, figuriamoci in chi la combatte, considerando che, in questo caso, la parola "combatte" non significa stare seduti su una poltroncina in uno studio televisivo a sproloquiare a reti unificate, bensì sangue e carne, botte e cella, tortura, morte. E il dolore di madri, padri, sorelle, amici, fidanzati che non sanno più nulla, che devono pagare per poter piangere un corpo la cui vita è stata oltraggiata e martoriata da una dittatura. Una dittatura teocratica, che di quel velo fa uno dei suoi perni: il controllo della donna e del suo corpo, l'intolleranza che diventa violenza di fronte al minimo sgarro dalla norma, la sottomissione come mezzo per mantenere il potere assoluto. Il sindaco ha già ricevuto molti messaggi di dissidenti iraniane infuriate, secondo le quali così si festeggia l'oppressione, e che invocano piuttosto un "no hijab day"; perché il punto è che molte donne non "scelgono di indossare il velo", come ha scritto in un post l'amministrazione Mamdani, bensì sono costrette. Questo avviene non solo in Iran, ma in tutto il mondo.
Però in Iran succede che se, come Mahsa Amini, non lo indossano come pretendono i pasdaran, le donne vengono arrestate e picchiate a morte. Noi siamo sicuri che la Statua della Libertà alzi la sua torcia per queste donne, e non per altro.