Se l'icona dei progressisti chiude le frontiere

"Non venite, lo ripeto non venite nel nostro Paese, se vi presenterete alla frontiera verrete respinti e rimandati indietro. Noi dobbiamo rispettare le nostre leggi e proteggere i nostri confini"

Se l'icona dei progressisti chiude le frontiere

«Non venite, lo ripeto non venite nel nostro Paese, se vi presenterete alla frontiera verrete respinti e rimandati indietro. Noi dobbiamo rispettare le nostre leggi e proteggere i nostri confini». Non trattasi dell'ultimo sfogo di Matteo Salvini e nemmeno dell'appello di Giorgia Meloni. Parole e pensieri di Kamala Harris, vicepresidente degli Stati Uniti in visita ai territori tormentati di Guatemala e Messico. Il fenomeno della migrazione ha segnato cifre clamorose, nel solo mese di aprile sono stati 178mila le persone che hanno superato il confine, tra loro un numero enorme di bambini senza accompagnamento, abbandonati, dimenticati, disperati. Biden aveva promesso il cambio della politica migratoria dell'amministrazione Trump, le 500mila dosi di vaccino, per una popolazione di 16 milioni di abitanti, sono una zolletta di zucchero per una terra devastata dalla pandemia, dalla fame e dagli uragani, una zona di passaggio della miseria, Honduras, El Salvador, Nicaragua, narco-vita senza speranza se non la fuga verso gli Stati Uniti. Nessuno sa dove siano finiti i 4 miliardi di dollari spediti per alleggerire la tensione, nessuno sa se gli ultimi 25 milioni stanziati da Biden serviranno a qualcuno e a qualcosa. Kamala Harris ha scoperto che la propaganda dura lo spazio di una giornata elettorale, la realtà è feroce, quella dei migranti è veleno continuo che si insinua nel corpo di un Paese che cerca di ritrovare la strada dietro le promesse del nuovo presidente. L'euforia del dopo Trump si è affievolita in questa prima trasferta di Kamala Harris che, appunto, non ha usato mezze misure, non ha girato attorno alle parole. Nello scorso maggio aveva ricevuto alla Casa Bianca una delegazione di donne guatemalteche che avevano denunciato lo stato ormai devastato del Paese, sotto ricatto delle organizzazioni criminali: «L'ingiustizia è una delle cause profonde della migrazione», parole belle ma senza corpo, quelle pronunciate dalla vicepresidente. L'ingiustizia è quella che, nonostante il lavoro svolto dallo stesso Biden negli ultimi anni, ha portato il centro America a tassi di povertà mai toccati prima, alla malnutrizione, alla corruzione, a una vita senza futuro se non quello della partenza che è diventata fuga dalla paura e dalla disperazione. Kamala Harris ha chiuso la porta al sogno, chi si presenterà al «border» dovrà lasciare ogni speranza e tornare in quella realtà drammatica, Washington vuole rispettare le leggi e proteggere le frontiere, nessun muro di rete o di cemento ma un muro di parole pesanti. Non c'è altra soluzione, i dollari comprano la felicità di un giorno ma la vita agra prosegue e per il popolo di Guatemala e di Messico, di Honduras e di El Salvador non c'è altra soluzione se non quelle della migrazione legale, una strada difficile, complicata, ostacolata, anche quella, dalle Mara, le bande criminali che gestiscono il traffico di armi, di droga e di vite umane. Nel silenzio della politica, Biden e Harris hanno chiuso la porta dell'America.

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