Se il "no" al referendum è censurato dalle università italiane

Si moltiplicano gli episodi di iniziative accademiche in favore del Sì al referendum. E di censura di quelle per il No

Se il "no" al referendum è censurato dalle università italiane

Nel 1931 furono appena una dozzina i docenti universitari italiani a dire "no" al giuramento di fedeltà al regime fascista. Oggi sono molti ma molti di più quelli pronti a dire "sì" alla referendum sulla riforma costituzionale in programma per il prossimo 4 dicembre. E nelle università scoppia la polemica.

A denunciare la chiusura degli spazi per il "no" sono soprattutto le reti ed i collettivi studenteschi che da Roma a Milano continuano a segnalare episodi di censura, più o meno velata, delle iniziative per bocciare la riforma Renzi-Boschi.

L'episodio più clamoroso è andato in scena alla Sapienza di Roma, dove il coordinamento studentesco Link contesta la decisione del preside della facoltà di Giurisprudenza Paolo Ridola di concedere agli studenti solo due conferenze, una per il Sì e una per il No. Una scelta molto criticata anche perché Ridola è uno dei firmatari del manifesto "Basta un sì".

Uno scenario analogo si è verificato anche all'università di Roma 3, dove il Senato accademico sta vagliando una mozione per impedire qualsiasi iniziativa degli studenti a partire dal 45esimo giorno antecedente al voto. E anche in questo caso l'iniziativa arriverebbe dal rettore, anch'esso favorevole al "sì".

La polemica, racconta il Fatto Quotidiano, ha contagiato anche l'ateneo di Bologna, dove gli studenti per il No contestano l'organizzazione di un ciclo di seminari per "capire la riforma costituzionale" - che oltretutto garantisce ai partecipanti il conseguimento dei crediti formativi - che vede sei relatori su otto favorevoli al disegno del governo. Anche all'ateneo di Milano Bicocca, infine, non sono mancate le proteste per un incontro sul referendum che ospitava quattro docenti su sei in favore del "sì".

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