La seconda ondata si abbatte sull'Europa. E la Germania trema

Mai così tanti contagi: Berlino piazza check point ovunque. Boom in Spagna e Francia

Medici in corsia contro il Covid (La Presse)
Medici in corsia contro il Covid (La Presse)

Il virus sembra aver rimesso il piede sull'acceleratore, e viaggia a una velocità tale che l'Europa è costretta ad attrezzarsi con gli indici di contagio che risalgono un po' ovunque.

Sorvegliata speciale è ora la Germania, su cui pende il durissimo j'accuse del presidente del Robert Koch Institut, Lothar Wieler: «Molti tedeschi sono stati negligenti». Con oltre 1.400 casi registrati in 24 ore (il maggior numero di contagi degli ultimi tre mesi, +26% in una settimana, +87% da metà luglio), Angela Merkel corre ai ripari ordinando test diagnostici obbligatori per chi arriva da zone a rischio. Il motivo? La percentuale di viaggiatori positivi ai tamponi è doppia rispetto a chi viene testato in Germania. Così torna alla prudenza e alla quarantena obbligatoria per chi rientra senza un test negativo «di non oltre due o tre giorni». Per scongiurare gli effetti di un nuovo lockdown: «Moltissimi dei nostri commercianti non sopravviverebbero» dice la Confcommercio tedesca e il ministro della Sanità Spahn annuncia test-lasciapassare gratis. I viaggiatori verso la Germania che li rifiutano rischiano multe fino a 25mila euro.

Pronti, veri e propri check-point negli aeroporti: Merkel pensa di piazzarli pure su autostrade e banchine dei treni. Ma quali sono le «zone a rischio», per la cancelliera? La maggior parte dei Paesi del mondo, a partire dagli Usa e dal Brasile dove si registra il numero più alto di contagi. Il Robert Koch Institut ha inserito però pure pezzi di Ue: il Lussemburgo, la provincia di Anversa in Belgio e diverse regioni della Spagna che ieri sera dichiarava 1.600 casi nelle ultime 24 ore: un dato che, unito a quello di mercoledì (1.772, il più alto dall'allentamento delle misure) vede gli ospedali iberici riproporre scene viste solo in primavera.

Sono infatti oltre 500 gli attuali focolai in Spagna: 800 contagi in un solo giorno in Catalogna e Paesi Baschi già al lavoro per riaprire i Covid-centre e fronteggiare una seconda emergenza. La non discesa dei positivi preoccupa pure l'Austria, che ieri ha emesso una restrizione di viaggio nei confronti proprio della Spagna, con l'eccezione delle isole Baleari e Canarie. La misura scatta dalla mezzanotte tra domenica e lunedì. «Un esplicito avvertimento a non viaggiare» in queste zone, scrive il ministero degli Esteri austriaco, che spiega: i viaggiatori che rientrano dalla Spagna dovranno esibire un tampone negativo al Covid altrimenti sarà quarantena.

Se l'Austria «sconsiglia» tappe verso 31 Paesi, anche Norvegia, Francia, Spagna, Svezia e Gran Bretagna fanno i conti con l'incubo dell'ondata di ritorno. Nei Paesi Bassi è tornato l'obbligo di mascherina anche all'aperto, ad Amsterdam e Rotterdam. Come a Tolosa e nelle principali località balneari francesi, mentre Parigi lo sta valutando con apposita road map.

Ma con l'esplosione di contagi pure in Francia, il riaccendersi di circa 300 focolai e il riattivarsi di restrizioni per l'aumento delle infezioni (più di 1.700 positivi ogni 24 ore, picchi che non erano così alti da fine maggio), le lancette sembrano tornate indietro anche Oltralpe, dove ripartono ricoveri e terapie intensive. Tanto che la Norvegia da sabato introduce la quarantena obbligatoria per i viaggiatori provenienti dalla Francia, dal Principato di Monaco, dalla Svizzera, dalla Repubblica Ceca e da alcuni regioni della Svezia.

Il virus accelera anche in Finlandia. «Situazione estremamente delicata» ammette la direttrice strategica del ministero della Sanità Liisa-Maria Voipio-Pulkki che parla «di secondo stadio» dell'epidemia; nonostante l'aumento, la Finlandia ha però il tasso di incidenza più basso d'Europa. Tocca invece alla Grecia registrare il più alto numero di contagiati dal 29 aprile. Nuove restrizioni pronte anche in Scozia, Svizzera, Belgio e Romania. In Svezia resta il blando invito a rispettare le distanze e l'igiene personale senza allarmismi. Il no di Stoccolma al lockdown primaverile fa ancora discutere, ma il Pil pare averci guadagnato: è l'unica ad aver chiuso col segno «+» il trimestre rispetto al 2019.

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