Ilaria Salis, membro del Parlamento Europeo in quota Avs, potrebbe essere un soggetto pericoloso per via delle sue vicinanze con i violenti gruppi antagonisti tedeschi? Sembrerebbe che, quantomeno in Germania, ci siano degli accertamenti che la riguarderebbero da parte della magistratura, nonostante i suoi legali lo smentiscano, e non è da escludere che ci siano interrogativi circa la sua vicinanza al gruppo di estrema sinistra, gli Hammerbands, ovvero gli stessi con cui, secondo l'accusa ungherese, Salis si trovava a Budapest nel febbraio del 2023. Per questo ieri degli agenti di polizia si sono presentati alla porta della sua camera d'albergo a Roma, dove si era recata per partecipare al corteo No Kings Italia.
Ma i controlli, nonostante la sua versione, non solo non hanno portato a una perquisizione, bensì non avevano alcun collegamento con la piazza. Ma perché questo blitz è stato effettuato proprio ieri? Perché Salis è entrata in un Paese dell'area Schengen (che comprende 29 paesi europei): quando si è segnalati come sospettati di essere pericolosi per l'ordine e la sicurezza pubblica (soprattutto se le condotte e i reati sono commessi su scala transnazionale) da uno dei paesi facenti parte dell'area, viene emesso un codice nella banca Schengen. Quando la persona entra in uno dei territori si genera un alert, arriva l'input alla sala operativa e a quel punto il soggetto viene controllato.
Ed è esattamente il meccanismo scattato per la Salis: dopo aver compreso che si trattava di un'europarlamentare gli agenti non sono neanche entrati nella sua stanza, per cui non c'è stata alcuna violazione del protocollo. Ciò nonostante la paladina dei centri sociali e delle case occupate, ha subito gridato al pericolo di una fantomatica deriva autoritaria e all'"effetto del decreto sicurezza. Rendiamoci conto a che punto siamo arrivati con il governo Meloni al potere, viviamo già in uno stato di polizia".
Interessante soffermarsi anche sull'uomo che si trovava con lei. Si chiama Ivan Bonnin, è il suo assistente al Parlamento Europeo e non ha certo il profilo di un incensurato. Secondo quanto risulta a Il Giornale Bonnin è stato uno dei 6 arrestati, e poi condannati, nel 2015, a pagare una multa di 15mila euro ciascuno per interruzione di pubblico servizio aggravata e violenza privata. A stabilire la multa è stato il gip di Bologna, che ha emesso un decreto penale di condanna per gli attivisti del collettivo Hobo, misura possibile per determinati tipi di reati che consentono di arrivare subito alla sentenza, chiesta dal pm e accordata dal giudice. In questo caso, la condanna per ciascuno dei sei era stata sei mesi di carcere, poi commutati nella sanzione pecuniaria. La Salis, quindi, era in stanza con un pregiudicato che, come si evince anche dal sito del Parlamento Europeo, lei ha scelto nel suo staff pur essendo conscia della fedina penale del suo fedelissimo, già noto alle forze dell'ordine anche per altri episodi.
Nel decreto relativo ai fatti del 2015 si legge che, per il gip, con il loro comportamento "usavano violenza nei confronti del personale amministrativo, dei docenti e degli studenti costringendoli, contro la loro volontà, ad omettere l'esercizio del diritto di libero accesso alle strutture universitarie". C'è chi chiede le dimissioni per molto meno, chissà se invece improvvisamente si scopriranno garantisti. O se avranno il coraggio di legittimare l'assunzione di un condannato.