Sei jihadisti in fuga dal maxicarcere

Tra i fuggitivi un palestinese "simbolo dell'Intifada". Hamas: "Una grande vittoria"

Sei jihadisti in fuga dal maxicarcere

È caccia all'uomo in Israele dopo che sei prigionieri palestinesi sono fuggiti durante la notte di domenica da una delle carceri più sicure del paese. Gli uomini hanno scavato un tunnel di venti metri dalla loro cella per diversi mesi che ha portato a una strada fuori dalle mura della prigione di Gilboa, una struttura di massima sicurezza nel nord di Israele conosciuta come «la cassaforte».

Secondo le prime ricostruzioni, intorno alle 3,30 del mattino ora locale (le 2,30 in Italia) un contadino ha informato la polizia di aver visto sei prigionieri scappare attraverso i propri campi.

Quando il personale della prigione ha effettuato un conteggio alle 4 infatti hanno scoperto che mancavano sei detenuti. Troppo tardi. Si ritiene che i palestinesi siano usciti dalla cella che condividevano scavando un buco nel pavimento del loro bagno. I prigionieri hanno usato un cucchiaio arrugginito che avevano nascosto dietro un poster.

Il servizio di sicurezza dello Shin Bet nel frattempo ha fatto sapere che i sei probabilmente erano in contatto con persone al di fuori della prigione, che hanno utilizzato un telefono cellulare di contrabbando e che sono stati prelevati da un'auto. Cinque dei fuggitivi sono della Jihad islamica e condannati all'ergastolo e uno - Zakaria Zubeidi - è un ex comandante a Jenin delle Brigate Martiri al Aqsa, ala militare di Fatah, era sotto processo. Le ricerche stanno coinvolgendo esercito e apparati di sicurezza.

La polizia di frontiera israeliana e le truppe hanno istituito posti di blocco per impedire agli uomini di raggiungere la vicina Cisgiordania o la Giordania, che si trova a circa 14 chilometri a est della prigione di Gilboa.

La fuga, arriva poche ore prima che Israele cominci a celebrare il capodanno ebraico, e potrebbe essere un primo test per la stabilità del governo di Naftali Bennett, formato da otto partiti che abbracciano fazioni sia di sinistra che di estrema destra, oltre a un partito arabo. L'incidente infatti offre l'opportunità all'ex primo ministro e attuale leader dell'opposizione Benjamin Netanyahu di criticare il nuovo esecutivo.

Uno dei fuggitivi, Zubeidi, carismatico leader, è un personaggio fondamentale: una volta era considerato un «simbolo dell'Intifada» ed è stato arrestato nel 2019 dallo Shin Bet, in seguito a informazioni di intelligence secondo cui stava pianificando un grave attacco in Cisgiordania e per due sparatorie contro autobus israeliani, sempre in Cisgiordania, vicino a Beit El e Psagot. Ed è ritenuto responsabile di un attacco agli uffici del Likud nel 2002.

Bennett ha subito commentato la fuga: «È un fatto serio», ha apostrofato. Ha parlato con il ministro della Sicurezza pubblica Omer Barlev e ha poi detto che «occorre uno sforzo complessivo da parte di tutti i servizi di sicurezza» per catturare gli evasi. La Jihad islamica ha descritto l'evasione come «eroica» e ha affermato che avrebbe «scioccato il sistema di difesa israeliano», mentre il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum ha sottolineato che è stata una «grande vittoria» e dimostra che «la volontà e la determinazione dei nostri coraggiosi soldati all'interno delle carceri del nemico non possono essere sconfitte». A Gaza, la notizia della fuga è stata accolta con festeggiamenti, militanti hanno marciato per le strade e sparato in aria.

Non è tardato neanche ad arrivare il commento di Monir al-Jaghoub, portavoce dell'ala politica di Fatah. Ha scritto in un tweet: «La preda ha sconfitto il cacciatore».

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