Sete di centro, Conte sfigurato e addio ai giustizialisti: cosa rivela il voto

Il centrodestra moderato vince, i 5 Stelle sono alla frutta e Giggino si lecca le ferite in Calabria: cosa ci dicono le urne

Sete di centro, Conte sfigurato e addio ai giustizialisti: cosa rivela il voto

Il voto delle amministrative ci consegna tre punti fermi: il richiamo verso i moderati, la caduta del Conte osannato dalle sue "bimbe" e la fine dei giustizialisti che strizzano l'occhio al fronte dell'accoglienza. La ricerca di un centro moderato emerge in modo chiaro dal risultato in Calabria.


La rivincita dei moderati

La vittoria di Roberto Occhiuto, candidato fortemente voluto da Berlusconi, rappresenta il centrodestra che vince perché fa riferimento al suo vero Dna moderato. In questo senso le parole del vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, spiegano bene qual è la direzione verso cui deve andare la coalizione di centrodestra: "Erano settimane - ha affermato Tajani - che aspettavamo questo giorno perché sapevamo che la gente di Calabria voleva un presidente che raccogliesse l'eredità di Jole e guidasse la Calabria verso una situazione completamente diversa. Sei il nostro orgoglio, dimostrazione che la scelta voluta da Berlusconi è stata una scelta vincente, ancora una volta Berlusconi ha indovinato il candidato vincente per questa regione". E ancora: "Senza Forza Italia non si vince. Forza Italia è l'anima del centrodestra, la forza politica che dà credibilità e forza a tutto il centrodestra", ha aggiunto al Tg4. Parole chiare che spiegano il grande successo del centrodestra dove ha presentato un candidato moderato.

E in questa direzione va letta anche la probabile riconferma di Di Piazza dopo il ballottaggio. "Buone notizie arrivano dalla Calabria con il nostro Occhiuto e anche da Trieste con una persona come Di Piazza che proviene dai nostri valori e li interpreta al meglio", ha sottolineato l'azzurro Alessandro Cattaneo, ex sindaco di Pavia. Dove il centrodestra è arrivato in ritardo sulle candidature, con nomi spesso poco condivisi, è arrivata la sconfitta, come nel caso di Milano. Ed è stato lo stesso Matteo Salvini a fare mea culpa in questo senso: "L'anno prossimo votano 25 capoluoghi di provincia e quindi il centrodestra ha il dovere di individuare i suoi candidati il prima possibile che in alcune città è arrivato troppo tardi".


Il disastro di Conte e Raggi

Un altro aspetto da non sottovalutare nella disputa elettorale è il tonfo della galassia grillina. Da un lato il disastro della Raggi che da uscente non è stata riconfermata dai romani, dall'altro lato bisogna evidenziare il capitombolo di Conte che al suo primo test elettorale da leader del Movimento Cinque Stelle ha raccolto briciole. Conte si è speso in questa campagna elettorale per rivendicare il suo ruolo di capo pentastellato, ma di fatto i suoi comizi accompagnati dalle urla delle "bimbe di Conte" non sono serviti ad accrescere il consenso nei pentastellati. Una disfatta da nord a sud che segna già in modo preoccupante i primi passi da leader dell'ex premier. È apparso a tratti impacciato e poco a suo agio nell'agone politico.

Le sue parole di qualche settimana fa hanno deluso (e parecchio) i suoi stessi sostenitori: "Non so se riesco ad arrivare alla fine della campagna". Una esternazione che dà perfettamente la misura di quanto i 5 Stelle siano ormai una sorta di gelato che pian piano va via al sole della politica concreta che chiede fatti e non tour nelle periferie con codazzo di flash in pieno stile Raggi. Conte paga l'inesperienza nella battaglia politica e la sua presenza scenica va bene per qualche gruppo di sostenitrici che lo osannano per il suo ciuffo sempre in ordine, ma è totalmente inutile per i consensi pentastellati. Conte il "bello" è stato sfugurato dai numeri dei 5 Stelle.


Tonfo giustizialista

Dal voto esce a pezzi anche un altro fronte, quello giustizialista. Luigi De Magistris, sindaco uscente di Napoli ha tentato la scalata alla Regione Calabria. Una mossa declinata sulla retorica manettara e su quella delle porte aperte ai migranti. Giggino aveva basato la sua campagna elettorale sul buonismo tanto caro a Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, candidato nella lista di De Magistris e condannato a 13 anni in primo grado per la gestione dell'accoglienza migranti. Solo qualche giorno fa, dopo il verdetto del tribunale, De Magistris era piombato a Riace per una manifestazione a sostegno dell'ex primo cittadino. Guardando i numeri ha raccolto una sorta di effetto boomerang. Giggino non è arrivato nemmeno secondo. È sprofondato accumulando una distanza siderale da Occhiuto. Un segnale importante quello che arriva da Sud.

I campioni del giustizialismo, i candidati che cercano sponde tra le toghe per attaccare gli avversari, hanno trovato terreno poco fertile tra gli elettori. Dopo la vittoria della Santelli, scomparsa circa un anno fa, la Calabria ha scelto nuovamente il centrodestra. Il tutto anche per dire "no" a una accoglienza sena freni e per rimettere al centro di un progetto politico i calabresi. Leoluca Orlando che già briga per candidarsi alla guida della Regione Sicilia dovrebbe prendere esempio da quanto accaduto a De Magistris. E tra i giustizialisti "fregati" dalle urne ci sono anche i Travaglio che speravano in una rinascita dei 5 Stelle grazie ai colpi subiti dalla Lega col caso Morisi e da FdI col caso Fidanza. Ma anche questa volta gli elettori hanno ignorato la gogna manettara di chi tifa per Grillo&Co.

Infine, inutile nasconderlo, un grande protagonista del voto è stato l'astensionismo. Segno che la politica deve fare ancora tanto per riavvicinarsi al Paese che spesso preferisce stare a casa piuttosto che esprimere una preferenza per un candidato. Il vero obiettivo delle forze politiche, tutte, deve essere quello di colmare questa distanza per recuperare un rapporto tra elettorato passivo e attivo logorato da fin troppo tempo.

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