Lo sfogo di Salvini con Conte: "Così non reggiamo"

Dalla Tav alla Diciotti, fino al Venezuela: sempre più tensione tra Lega e Cinque Stelle. E il ministro telefona al premier

Lo sfogo di Salvini con Conte: "Così non reggiamo"

Dallo scontro sulla Tav al rischio "trappola" sulla Diciotti, passando per la divergenza di opinioni sul Venezuela e i malumori per la politica contro l'immigrazione clandestina. E poi i continui attacchi da chi non è direttamente coinvolto nel governo, come Alessandro Di Battista e Roberto Fico. Con l'avvicinarsi delle elezioni Europee e l'intensificarsi della campagna elettorale, i rapporti tra Lega e Movimento 5 Stelle si fanno sempre più tesi.

Così, racconta il Corriere, Matteo Salvini avrebbe chiamato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per sfogarsi e cercare un modo per smorzare i toni. "Così non la reggiamo", avrebbe detto il vicepremier al capo dell'esecutivo in un lungo colloquio telefonico, "Io sono per il dialogo e il buon senso sempre e capisco le difficoltà interne di Di Maio, ma qui mi pare che si stia esagerando". Fonti vicine al ministro dell'Interno, in realtà, ha subito smentito la ricostruzione fatta dal quotidiano di via Solferino. "Non c'è stata alcuna telefonata di sfogo", tagliano corto dal Viminale.

L'ultimo casus belli sembra essere la vicenda Diciotti che potrebbe portare il ministro dell'Interno alla sbarra. Il timore è che, sotto le pressioni di Di Battista, l'alleato Luigi Di Maio non riesca a smarcarsi dall'impronta giustizialista che da sempre contraddistingue il movimento. "Vogliono mandarmi davanti ai giudici?", avrebbe detto Salvini ai suoi, "Forse non hanno capito quali conseguenze avrebbe un voto contro il governo". Poi è andato in tv per mandare un messaggio chiaro: "Sarebbe un precedente grave, perché una parte di magistratura decide cosa la politica può o non può fare", ha detto a Nicola Porro durante l'intervista per Quarta Repubblica, "Domani potrebbe capitare al ministro dell'Ambiente o a quello delle Infrastrutture".

Pare che Salvini abbia parlato al telefono pure con Di Maio, chiedendogli di tenere a bada i suoi che con i loro attacchi mettono a

rischio l'esecutivo. A partire da Di Battista: dire che non abbia ruoli a Palazzo Chigi non basta più. Ora la Lega vuole una posizione chiara da parte dei grillini di governo. Con una presa di distanze da quelli di lotta.

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