Gli ordigni barattoli metallici ripieni di materiale infiammabile, timer da orologio e innesco con diavolina sono tutti acquistabili online senza lasciare traccia. E già da soli (diavolina in primis) costituiscono una sorta di "firma" per gli attentati sincronizzati - e quindi scrupolosamente organizzati da un gruppo di persone, non da un singolo - che hanno colpito le linee ferroviarie tra Bologna e Pesaro nella notte tra venerdì e sabato. Questi materiali e la scelta delle linee ferroviarie conducono infatti inesorabilmente verso un'unica matrice, usa solitamente a rivendicare i propri attentati (infatti gli inquirenti se l'aspettano, ndr), ovvero quella dell'insurrezionalismo anarchico. La Digos, in collaborazione con la Polizia Ferroviaria (Polfer), indaga infatti su una pista anarco-insurrezionalista, evocando lo spettro dei sabotaggi che afflissero i Giochi di Parigi 2024. Ma oggi, con le analisi in corso su un ordigno inesploso, emergono novità che potrebbero portare a un'imminente svolta.
I fatti si sono consumati in simultanea, come un orologio svizzero del terrore. Vicino a Bologna, tra la stazione centrale e Castel Maggiore, due dispositivi incendiari artigianali sono stati piazzati nei pozzetti dei cavi elettrici e della fibra ottica, essenziali per il funzionamento degli scambi. Uno ha detonato, tranciando i fili e causando ritardi fino a quattro ore; l'altro, miracolosamente, non è esploso, offrendo agli inquirenti un tesoro di tracce biologiche e materiali da analizzare. A Pesaro, un analogo ordigno ha ridotto in cenere una centralina, bloccando la circolazione sulle linee adriatiche e costringendo Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) a interventi d'urgenza fino a tutto il pomeriggio di sabato.
La tecnica utilizzata e i precedenti parlano chiaro: da 25 anni la tratta bolognese è bersaglio di antagonisti e insurrezionalisti, con decine di inchieste per incendi, ganci sulle rotaie e interventi sulle traversine, spesso finite in prescrizione o senza colpevoli identificati. La zona di Bologna è considerata "storica" per l'area insurrezionalista dal primo decennio 2000 in poi, con collegamenti a Fai (Federazione Anarchica Informale) o a gruppi come la "Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini (occasionalmente spettacolare)", tutti particolarmente attivi soprattutto fino a prima dell'arresto di Alfredo Cospito e Nicola Gai, nel 2012. Il procuratore di Bologna, Paolo Guido, non esclude infatti l'ipotesi di terrorismo: "Danneggiamento aggravato, ma con un chiaro intento di creare panico in concomitanza con l'apertura dei Giochi".
E mentre la Polizia scientifica sta esaminando l'ordigno inesploso alla ricerca di impronte digitali, dna e residui chimici e le telecamere di videosorveglianza vengono passate al setaccio, nonostante l'oscurità della notte, fonti vicine alla Procura rivelano che i primi risultati balistici confermano la natura artigianale ma sofisticata dei dispositivi, con possibili legami a gruppi anarchici attivi nel Nord Italia. Non solo: gli inquirenti stanno verificando connessioni con le violente proteste a Torino del 31 gennaio contro le forze dell'ordine, e con un terzo sabotaggio segnalato a Padova, che ha paralizzato la tratta Bologna-Padova.
Anche a Milano l'apertura delle Olimpiadi è stata segnata da proteste non indifferenti, con 5mila manifestanti in piazza, 6 persone (tra cui due donne) denunciate a piede libero, alcuni dei quali risultano legati a circoli antagonisti e tre poliziotti feriti, tra i quali uno ha un polso rotto e una prognosi di 30 giorni.
Ma perché proprio ora? Gli esperti vedono in questi sabotaggi un attacco simbolico alle Olimpiadi, percepite come emblema del capitalismo e dello "spettacolo globale". Gruppi anarco-insurrezionalisti, spesso informali e decentralizzati, mirano a disrupting infrastructures critiche per amplificare il caos, come avvenuto a Parigi dove analoghi atti bloccarono i Tgv. Le indagini si estendono anche all'estero, con collaborazioni internazionali per tracciare eventuali reti transnazionali.
Già ieri, nonostante il traffico ferroviario sia stato ripristinato e la vigilanza sia al massimo, l'Italia tiene il fiato sospeso. La Digos setaccia ambienti antagonisti a Bologna, Torino e Milano, dove già da ieri sono in corso una serie di perquisizioni.
Una fonte anonima rivela: "Abbiamo indizi su un gruppo locale, ma serve cautela". Se confermata, questa pista potrebbe portare a arresti entro giorni, trasformando un'ombra in una rete smantellata. Le Olimpiadi continuano, ma il messaggio è chiaro: la sicurezza non è un gioco.