Si muore di rabbia e paura. Viva il "rischio ragionato" nell'ora più buia del Paese

Non è calcolo e neppure azzardo. È consapevolezza. Quando Mario Draghi parla di "rischio ragionato" non sta dicendo che tutto è sotto controllo.

Si muore di rabbia e paura. Viva il "rischio ragionato" nell'ora più buia del Paese

Non è calcolo e neppure azzardo. È consapevolezza. Quando Mario Draghi parla di «rischio ragionato» non sta dicendo che tutto è sotto controllo. Non ha in tasca un algoritmo che disegna scenari e probabilità. Non sta neppure assecondando questo o quel partito. Non è un ragionamento solo politico o matematico. È qualcosa di più profondo e tira in ballo la sua filosofia di vita e il suo carattere. La scelta di aprire non era affatto scontata e non è difficile immaginare che ci farà i conti per il resto dei suoi giorni. Draghi si è caricato sulle spalle una responsabilità che è tutta sua. È personale. Qui non ci sono virologi, scienziati, ministri, santi e consiglieri. Non c'è l'opinione pubblica. Non ci sono Salvini o Speranza. C'è solo lui, con un sì o con un no. È il dovere di chi guida un Paese, ma sarebbe stato più facile rifugiarsi nelle parole di qualcun altro. Draghi non lo ha fatto. Questa è davvero l'ora più buia, per lui e per noi.

È buia perché è uno snodo cruciale nella storia della pandemia. Questa è una decisione che non ti permette possibilità di recupero. Se sbagli non puoi tornare indietro. È più drammatica di come viene raccontata. Draghi è consapevole di aver accorciato i tempi e sa che non ci sono scelte a costo zero. Ogni volta che svolti da una parte c'è un prezzo da pagare. Draghi lo ha soppesato. Non è un prezzo qualsiasi, perché i numeri in questo caso ti parlano di morti. Non sono cifre. Sono nomi e cognomi con un volto, una storia, una famiglia, qualcuno che li piange. Sono tutte persone che adesso hanno una vita e potrebbero non averla più. Non è nulla di nuovo. È il senso dell'essere mortale. Si vive perché si muore. Il peso è pensare che da una tua scelta dipende il destino di molti. È il sacrificio, casuale, per permettere agli altri di andare avanti. La responsabilità della scelta ha un costo umano che pesa. Non su di noi, ma su di lui. Va oltre il consenso, le strategie politiche, il chi vince e chi perde. Tutto ciò di cui si sta parlando in queste ore.

Draghi però ha detto di aprire, senza esagerare, con cautela, aggrappandosi al buonsenso, un passo alla volta, disobbedendo alle raccomandazioni dei tecnici, di chi ancora dice: è un azzardo. Le voci le senti, rimbombano: la Germania e la Francia si muovono in direzione contraria e noi siamo messi peggio. Allora da dove viene il suo «rischio ragionato»? Da quello che vede fuori dal Palazzo. Non si muore solo di Covid. Si continua a morire dei soliti mali, quelli che adesso non c'è tempo di alleviare e curare. Poi si muore perché non vivi. Si muore di paura, di rabbia, di sfiducia, di disperazione. È come muore un Paese e chi ci sta dentro, perché anche la chiusura a oltranza ha un costo e non è detto che sia inferiore. È che non si può vivere a rischio zero. Non si può stare per sempre rintanati in attesa di un segno o di un miracolo che ti libera da tutte le paure e responsabilità. Non è umano. Arriva il momento di agire. La strada che ha scelto Draghi è faticosa e passa per i vaccini. Non basta quello che si sta facendo. Bisogna vaccinare come non si è fatto mai, come se non ci fosse domani. Il vaccino abbassa i costi. Il vaccino in questo momento è l'unica cosa che conta. Il vaccino non significa solo prendersi cura di se stessi, proteggersi, ma è un atto di generosità nei confronti degli altri. Non è un antidoto alla morte, ma è al momento l'unica via di fuga dalla lunga stagione del contagio. È in questi due o tre mesi che ci giochiamo tutto, con la speranza che il virus non sia più veloce e furbo dell'antivirus.

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