"Si vota di meno? Effetto Draghi"

Lo studioso: "Il suo carisma rende i candidati non all'altezza"

"Si vota di meno? Effetto Draghi"

Candidati poco appetibili, «effetto Draghi», proposte in negativo, disillusione verso la politica. Sono queste, secondo Raimondo Cubeddu, professore di Filosofia Politica a Pisa, uno dei massimi studiosi del liberalismo italiano le ragioni di un astensionismo che continua a crescere.

Professor Cubeddu, come spiega questa disaffezione?

«Le Amministrative ormai accentuano il calo generale di interesse per la politica. I motivi sono diversi. I candidati sono poco appetibili, nessuno suscita entusiasmi come avveniva in passato, forse qualcosa di è mosso a Milano o Bologna, anche se non avevano contendenti forti. Poi incide la generale disillusione verso la politica e il crollo dei Cinquestelle».

Dove si sta spostando il voto dei Cinquestelle?

«Difficile dirlo, in gran parte non vanno a votare. Quello dei Cinquestelle non è certo un elettorato di opinione, ha pescato soprattutto in un elettorato meno strutturato, salvo qualche avventato intellettuale. Ma ora dopo la grande delusione per chi dovrebbero votare? Ma fenomeni di rigetto ci sono anche nel Pd e nel centrodestra, soprattutto nell'ala sovranista».

Guardiamo al centrodestra. Perché sembra mancare la grande mobilitazione?

«Candidati non in grado di scuotere l'elettorato, ma a questo si aggiungono gli errori di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Lasciamo perdere la strumentalizzazione antifascista, che comunque può avere inciso - se l'elettorato ha votato i Cinquetelle può credere a ogni favola e persino a una fascistizzazione del contesto sociale e politico italiano - ma aver perso appeal per inseguire i No Vax è inspiegabile. Qual è l'elettorato che intendevano risvegliare? Per prendere qualche voto antagonista hanno perso voti al centro. Berlusconi a sua volta fa di tutto per uscire dall'angolo, ma sconta un problema anagrafico».

Gli elettori del Pd invece?

«I candidati ai Comuni, e vale un po' per tutti, non vengono più dalla società civile, non sono riconoscibili per grandi progetti portati avanti nelle loro città, il progetto di Gualtieri fa un po' sorridere, Calenda dava più speranze, Sala ha vinto per il suo efficientismo. Torino è città moribonda da decenni, serviva un guizzo, l'ho visto poco su entrambi i fronti. E poi tra ius soli e questioni di genere ha attirato l'attenzione su fasce numericamente limitate. Alla fine, in prospettiva, c'è il rischio che vada a votare solo chi è interessato a questi temi».

C'è stato anche un effetto Draghi?

«Sicuramente. Dopo che sperimenti il suo carisma ed efficientismo c'è il problema del ritorno a figure non alla sua altezza. E c'è un altro aspetto: manca un elemento propositivo, qualcosa che dia speranza, tutto viene proposto in negativo, e questo ha un effetto demoralizzante per l'elettorato».

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