"Siamo in ginocchio: nel mio albergo ho avviato la mobilità"

Il gestore dell'Hotel Cavalieri di Milano: "Governo e Regione hanno creato il panico"

"Siamo in ginocchio: nel mio albergo ho avviato la mobilità"

Milano - «Parliamoci chiaro: il 70 per cento della clientela degli alberghi milanesi non è legata al business, ma al leisure, cioè al tempo libero, a tutte quelle persone che vengono in città perché siamo la capitale della moda e del design. E quel 70 per cento in pochi giorni è sparito!».

Gestore di lungo corso di due alberghi a Milano - il conosciutissimo «Cavalieri» e ora il più recente «The Square» - e di altri due a Firenze e a Caserta, presidente del movimento «Grande Nord» (gli indipendentisti che si sentono traditi dalla Lega e da Matteo Salvini, ndr) e, non ultimo, pungente presentatore televisivo del programma di Antenna Tre in diretta «Senza sconti», forse il 70enne Roberto Bernardelli può avere altri difetti, ma di sicuro non le ha mai mandate a dire.

Un'istantanea della situazione del settore alberghiero a Milano dopo i provvedimenti per il coronavirus?

«È in ginocchio».

Un quadro drammatico...

«Senta: molta colpa è dei media. Suvvia! Come si può mettere in prima pagina foto con i militari in tuta mimetica che presidiano posti di blocco? Davanti a una simile immagine chi è quel p.... (sostantivo tipicamente lombardo che sta per babbeo, ndr) di straniero che viene in Lombardia e a Milano dove sembriamo in stato di guerriglia permanente? Per non parlare dei titoli.».

Critico anche verso i provvedimenti del governo e della Regione?

«Quali? Al di là di qualche generica promessa che riguarda la zona rossa, non è arrivato nessun provvedimento che offra garanzie. A Milano hanno cancellato il Salone dell'ottica e spostato quello del mobile, ecco come ci sono venuti incontro. E poi..».

Prego, dica.

«Il governatore Fontana. Che prima dichiara che la Lombardia potrebbe venire isolata come nella città cinese di Wuhan e 48 ore dopo parla del virus come di una forte influenza. Infine la decisione folle di chiudere i bar dopo le 18, come se da quel momento in poi il virus diventasse più aggressivo. Ma questi politici vanno solo al ristorante? Perché a pranzo ci sono frotte di gente che mangiano in paninoteche affollatissime. È grave che non conoscano le paninoteche, significa che non conoscono le abitudini della gente comune...».

Cosa farà per le sue attività?

«Premesso che l'imprenditore ha una sua mission e io ho a cuore la mia azienda e i miei dipendenti, non posso che far partire la mobilità. Perché l'azienda non affondi completamente devo lasciare a casa dei lavoratori. Naturalmente sarebbe preferibile per tutti la cassa integrazione in deroga, ma il governo finora non si è fatto sentire. E oltre ai miei circa 50 dipendenti milanesi, negli hotel ci sarà una sorta di domino sui servizi: le ditte di pulizia, di facchinaggio e le società di sicurezza che operano negli alberghi».

Ha qualche idea?

«Certamente. Mi sono consultato con i miei colleghi. E poiché come albergatore appartengo a delle associazioni di settore, ho chiesto esplicitamente a chi le dirige di condurre delle class action, delle azioni collettive nei confronti di direttori di quotidiani e di tivù, ma anche nei confronti del governatore Attilio Fontana: pretendo un risarcimento danni!».

Quando ha capito che la situazione era in caduta libera?

«Quando una donna mi ha telefonato in trasmissione dichiarando che i cinesi buttano i morti in acqua e che i pesci, che si nutrirebbero dei cadaveri, vengono poi consumati nei ristoranti italiani. Resto comunque positivo. Ne usciremo. Ma non so quando e quale bilancio ci attende».