Nella sicurezza alla rovescia si mescola tutto, l'alto e il basso, le guardie e i ladri, le vittime e i carnefici. Il caso del poliziotto Cinturrino è l'emblema di un cambio di narrazione fulmineo, il servitore dello Stato minacciato con la pistola da un farabutto che si disvela essere un giustiziere fai-da-te in un contesto di prepotenze e abusi di potere. Un caso limite che richiede una condanna senza se e senza ma, aggravata dal credito preventivo che gli era stato accordato come tutore della pubblica sicurezza.
L'indignazione scema però quando si manifesta un altro mondo alla rovescia, quello in cui una certa giustizia militante trasforma a scatola chiusa l'agente in un criminale e i clandestini pluripregiudicati in soggetti da risarcire economicamente per il loro disagio. Per un Cinturrino che suscita vergogna e sdegno, esistono tanti suoi colleghi che si trovano indagati o sotto processo perché si sono difesi da aggressioni o intervenuti durante gravi disordini. La giustizia, tra qualche anno, stabilirà la verità.
L'agente del caso Rogoredo ha disgustato l'opinione pubblica e non solo la sinistra che si pone come la parte lesa della vicenda. Quello stesso impasto democratico-grillino-comunista che assolve i devastatori di Askatasuna, porta all'Europarlamento chi occupa abusivamente abitazioni altrui e manifesta per estremisti islamici legati ad Hamas, spacciati come uomini di dialogo. Tutti intransigenti a denunciare reati, ma solo quelli commessi da uomini in divisa. Da quelle parti il concetto di fuori legge è molto elastico, influenzato dal pregiudizio sulla categoria sociale penalizzata da una destra soffocante.
Per loro i giovani devono manifestare e sfasciare le città, mentre i clandestini condannati devono ribellarsi a un governo autoritario. Quello che "comprime i diritti" e poi manda alla direzione della Fao l'ex segretario del Pd Martina, l'unico caso di dittatura alla rovescia.