Black out totale per ordine del tribunale di Milano sulla violenta campagna mediatica condotta da Fabrizio Corona contro Alfonso Signorini. Sull'ex "re dei paparazzi" si abbatte ieri un provvedimento del giudice Roberto Pertile che segna una prima, importante vittoria di Signorini. Perché il giudice non si limita a ordinare a Corona di consegnare in tribunale tutto il materiale in suo possesso, e utilizzato da settimane sui canali youtube e social per accusare il giornalista di comportamenti gravissimi, a partire dai ricatti sessuali ai danni degli aspiranti concorrenti del Grande Fratello. Il magistrato va più in là, e accusa Corona di avere lanciato accuse che non trovano alcun fondamento nel materiale trasmesso e nessuna giustificazione nel diritto di cronaca: anche perché, ricorda la sentenza, Corona non è un giornalista. "Io non mi fermo - reagisce Corona - se oggi zittiscono me, ragazzi domani zittiscono voi". Per ogni volta che violerà l'ordine dovrà versare 2mila euro a Signorini, e non è escluso che decida che la spesa vale il ritorno di audience.
Nella sua ordinanza, il giudice "ordina a Corona di rimuovere immediatamente da ogni hosting provider o social media a lui riconducibile i video e i contenuti aventi ad oggetto Signorini", vieta e di "pubblicare ulteriori commenti di carattere diffamatorio" e lo obbliga a depositare "nella cancelleria di questo tribunale tutti i supporti fisici che contengono i documenti, le immagini e i video relativi alla corrispondenza" di Signorini. Si tratta in particolare dei video intimi consegnati a Corona da Antonio Medugno e utilizzati per i podcast.
Si tratta di una misura quasi inedita, resa per il giudice inevitabile per l'eco gigantesca - quindici milioni di visualizzazioni - della campagna di Corona e per i suoi effetti devastanti. Il diritto di cronaca non c'entra, "nel caso di specie non si ravvisa nessun interesse pubblico a conoscere le preferenze e le abitudini sessuali del ricorrente (ovvero Signorini) che costituiscono di fatto l'unico oggetto delle informazioni diffuse dal Corona". Per il giudice non emerge traccia del "sistema basato su ricatti sessuali per favorire l'ingresso di giovani nel mondo dello spettacolo del quale sarebbe responsabile l'odierno ricorrente": è il passaggio forse più importante perché suona come un preavviso di assoluzione di Signorini nell'indagine penale per stupro ed estorsione condotta dal pm Alessandro Gobbis. "L'eventuale interesse pubblico a conoscere le condotte narrate dal Corona nei controversi video potrebbe sussistere soltanto se dalle conversazioni emergesse univocamente una gestione impropria e illecita delle prerogative del ricorrente in collegamento colla sua funzione di selezione dei candidati a partecipare a trasmissioni televisive, ciò che per contro va escluso". Signorini, insomma, per il giudice non ricattava gli aspiranti.
Ed eliminato il reato, quelle che vengono divulgate da Corona sono solo storie private di sesso, di cui nulla giustifica la divulgazione: "Tali conversazioni risultano in concreto preordinate unicamente ad alimentare nel pubblico non già un apprezzabile interesse, bensì soltanto la morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali, afferenti solo alla sfera intima delle persone coinvolte, alle loro pratiche o anche solo fantasie sessuali, confinate comunque all'interazione fra i due interlocutori".