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La sinistra prima boicotta Teva poi si allarma per i tagli

Cgil ha sostenuto la crociata contro i farmaci israeliani, ora è in allarme per il futuro

La sinistra prima boicotta Teva poi si allarma per i tagli
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È allarmata la Cgil. Ha scritto proprio così: "In allarme", esprimendo "grande preoccupazione" per il futuro in Italia del gruppo farmaceutico Teva. E pare preoccupante la situazione degli stabilimenti italiani della multinazionale con sede in Israele, che risente di un calo di produzione.

Tutto normale? Non proprio, perché un calo di produzione Teva era esattamente l'obiettivo che si proponeva la campagna di boicottaggio dell'azienda "israeliana", una campagna che anche la Cgil ha in qualche modo sostenuto, con un bel pezzo di sinistra. Ora tutti sono sorpresi.

La nota con cui i sindacati mostrano questo allarme è di alcune settimane fa. E per quel che riguarda Femca-Cisl e UilTec, sembra coerente: dopo una "informativa allarmante" su "un piano globale di contenimento costi che minaccia direttamente la tenuta occupazionale in Italia", le sigle mostravano appunto "grande preoccupazione per il futuro del Gruppo Tapi", "che coinvolge gli stabilimenti di Villanterio (Pavia), Caronno Pertusella (Varese), Santhià (Vercelli) e Rho (Milano). "Secondo quanto comunicato - si legge - a preoccupare, oltre all'annunciato contenimento dei costi, è il calo di commesse produttive per i siti italiani: la fabbrica di Villanterio ha avuto un crollo degli ordinativi del 40% e le attuali commesse avranno un'autonomia lavorativa stimata solo fino a luglio 2026 e al momento nessuna prospettiva successiva. Critica anche la situazione di Santhià (10% di produzione) e Rho (20%)".

Paradossale invece la posizione di chi a pieno titolo ha partecipato alla mobilitazione anti-Israele dei mesi scorsi. Una mobilitazione che anche sul boicottaggio dei prodotto israeliani, e quindi sul calo di produzione, si è incentrata. E il sindacato di sinistra ha difeso questo boicottaggio. "La Fp Cgil di Area Vasta Toscana Sud Est - si legge in una nota di agosto - esprime vicinanza e solidarietà alle due professioniste che in una struttura della Usl Toscana Sud Est hanno effettuato un gesto simbolico di boicottaggio di una azienda farmaceutica che sostiene e finanzia direttamente l'esercito israeliano". "Un gesto di civiltà" lo definì la Cgil. E non da sola: un pezzo di sinistra faceva lo stesso.

Il Pd di Piacenza per esempio invitava "coloro i quali ne hanno la possibilità a un consumo responsabile dei farmaci prodotti dall'azienda israeliana Teva scegliendo farmaci equivalenti prodotti da altre case".

Il colmo è che ora saranno i malati a pagare un prezzo di questa vicenda, visto che Teva produce una gran parte dei farmaci generici che alleviano le spese delle famiglie e anche del sistema sanitario.

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