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Tragedia di Suviana, sinistra in piazza tra passerelle e manette

Schlein si catapulta in Emilia e fa l'eco a Landini che parla di "strage": "È colpa del sistema"

Tragedia di Suviana, sinistra in piazza tra passerelle e manette

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«Un'altra strage di lavoratori, e non possiamo più accettare che questo accada». Elly Schlein corre a Suviana, una decisione presa in mattinata e annunciata dal Nazareno a ora di pranzo, e davanti alla batteria di telecamere che la accoglie usa parole pesanti.

Le stesse, sarà un caso, usate dal gran capo Cgil Maurizio Landini, che ha subito convocato un apposito sciopero: «strage», termine torvo che lascia intendere che - dietro al tragico incidente - ci possa essere qualche maligna volontà colpevole, o quanto meno colposa. «Si faccia piena luce per chiarire la dinamica di quanto accaduto - invoca Schlein, avvolta in un lungo impermeabile verde militare - Bisogna che la sicurezza della lavoro diventi una priorità per questo Paese».

In verità, alla centrale di Bargi c'era già Stefano Bonaccini, che oltre a essere presidente dell'Emilia Romagna è anche presidente del Pd. Ma la segretaria, sua ex vice in Regione, ha sentito ugualmente l'urgenza di accorrere, scortata dal fido Igor Taruffi, assessore in Emilia ma anche capo della segreteria di Elly e gran tessitore delle candidature per amministrative e europee. Radio Nazareno assicurava che lei e Bonaccini ieri si sarebbero visti per parlare di liste elettorali, ma durante il loro incontro sul luogo della tragedia avevano certamente altro per la testa.

Soccorsi e ricerche sono ancora in corso, la dinamica dell'incidente tutta da definire, ma a sinistra molti hanno già in tasca risposte, diagnosi, cure e colpevoli. È colpa del «lavoro sommerso», secondo il cupo calembour usato sulla prima pagina del Manifesto: «È il sistema ad avere ucciso i lavoratori», tuona il «quotidiano comunista» chiamando in causa «sfruttamento e poca formazione», bollando indirettamente come pivelli impreparati i professionisti che lavoravano alla centrale. Prendete l'ex ministro del Lavoro Andrea Orlando: «La vicenda di Suviana è un problema di mancata prevenzione, legato all'uso indiscriminato di appalti e subappalti», sentenzia. E pazienza se Enel ha spiegato che «per fare questi lavori di aggiornamento tecnologico avevamo scelto tra le migliori ditte del settore: Siemens, Abb e Voith». Il «tema» è un altro, dice Orlando: «Porre alle grandi corporazioni l'obiettivo di cambiare completamente il modello di business». Vaste programme, ma lo Stato, assicura, può imporlo in quanto «azionista» nonché committente. Ha già pronunciato la sua sentenza, in nome del Tribunale del Popolo rossoverde, anche il capogruppo Avs De Cristofaro: «Esternalizzazione, subappalto, precarietà: è la triade che ritroviamo in ogni strage di lavoratori». Il serial killer, anche qui, è l'orrido «profitto»: «Dobbiamo dire alle famiglie delle vittime che a uccidere i loro cari è la smodata ricerca del profitto di grandi compagnie che relegano la sicurezza all'ultimo posto». Ma il top lo raggiunge il giovane Marco Furfaro, che Elly ha piazzato in segreteria a fare il «responsabile iniziative politiche».

L'iniziativa di ieri? Denunciare su Twitter che «una delle vittime aveva 73 anni», e a quell'età «bisogna stare a casa a godersi la vita e i nipotini, non morire di lavoro». E dunque «bisogna cambiare modello di vita e di sviluppo». L'incauto Furfaro viene investito da un diluvio di proteste. Molti gli ricordano che Mario Pisano era un professionista di grandissima esperienza, ingegnere in pensione che aveva scelto di continuare a lavorare come consulente specialistico.

Lui però rilancia fieramente: «Non deve essere consentito a 73 anni di lavorare in cantiere, è frutto di un'idea folle dei processi produttivi».

Il proibizionismo del lavoro, con limiti di età stabiliti da Furfaro. «Spiega a Mattarella che a 82 anni dovrebbe godersi i nipotini», gli obietta il più mite, tra migliaia di utenti imbufaliti.

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