Il Sistema non cambia. Sul Pg di Cassazione l'ira delle (alcune) toghe

Nel mirino le archiviazioni di Salvi e Salvati. Un magistrato: "L'impunità? Uno scempio"

Il Sistema non cambia. Sul Pg di Cassazione l'ira delle (alcune) toghe

Doveva essere l'era della «pulizia», del rigore, del recupero della moralità affondata negli scandali dell'hotel Champagne, delle nomine pilotate, delle raccomandazioni e delle autopromozioni che hanno macchiato la magistratura. Le chat di Luca Palamara contano oltre un centinaio di magistrati coinvolti, eppure la maggior parte ne è uscita senza alcuna sanzione disciplinare.

Ora, prima con la denuncia dell'ex sostituto procuratore generale della Cassazione Rosario Russo, poi con l'intervista di Palamara al Giornale, si riaprono interrogativi sulla Procura generale della Cassazione, titolare dell'azione disciplinare sulle toghe e oggi accusata di immobilismo da più parti, anche all'interno della stessa magistratura. Nel mirino c'è l'ex procuratore generale Giovanni Salvi a cui è appena subentrato Luigi Salvato, già suo procuratore aggiunto. Ci sono le firme di Salvi e Salvato sulla direttiva del 2020 che di fatto ha graziato dai procedimenti molti di coloro che si rivolgevano a Palamara per perorare la propria nomina, quella di un collega, o per screditare quella possibile di altri. Il documento di Salvi ha stabilito che l'attività di autopromozione «sia pur petulante» non è illecito disciplinare, mentre denigrare i colleghi sì. Risultato: pressioni e ingerenze sono rimaste nella zona grigia della deontologia non perseguita a livello disciplinare.

Ieri Salvi si è difeso in un'intervista al Corriere: «Abbiamo interpretato le norme esistenti nella maniera più rigorosa» e sono state «29 le azioni esercitate, 20 i rinvii a giudizio e 14 le condanne».

Un conteggio da cui però «sono rimasti fuori casi clamorosi», sottolinea chi è vicino ai dossier. Per citare i più recenti, quelli di Anna Canepa, pm alla Dna, che aveva definito dei colleghi «banditi incapaci», o di Donatella Ferranti, ex parlamentare del Pd oggi giudice di Cassazione, che si interessava della nomina di due colleghi. «Con quella direttiva Salvi è andato ben oltre il potere che compete all'organo - commenta un magistrato - ed è un unicum, basti pensare per esempio, ai professori, a casi di raccomandazioni emerse all'interno di procedure pubbliche, l'illecito è sfociato in procedimenti penali, anche in misure cautelari. Questa impunità è uno scempio».

Lo denuncia da tempo anche Articolo 101, il gruppo di toghe nato dopo il caso Palamara in antitesi alle correnti. Che aveva chiesto con forza le dimissioni di Salvi, dopo che proprio Palamara nel suo libro aveva parlato di un incontro in cui Salvi avrebbe caldeggiato la propria nomina. Ieri, a incarico concluso, ha smentito: «È falso che io abbia mai chiesto a Palamara aiuto per me o per altri, in nessuna occasione».

Ma il vero cono d'ombra sta nel sistema delle archiviazioni della Procura generale. Che apre e archivia i casi in fase di pre istruttoria in totale segretezza, per legge. «Potrebbero esserci centinaia o migliaia di casi e comportamenti che la Pg ha deciso di non perseguire e di cui non sapremo mai nulla, perché pre-archiviati senza alcun controllo esterno. È un'anomalia grave, nel procedimento penale l'azione della Procura è sottoposta al vaglio del giudice, qui no» sottolinea una toga.

Anche dopo la difesa di Salvi montano i malumori di magistrati che hanno fatto esposti rimasti lettera morta: come quello con cui Cuno Tarfusser, già procuratore a Bolzano, denunciava il comportamento di un collega che a Palamara scriveva di aver «decapitato i suoi uomini». «Sono sconcertato», dice al Giornale. «Trovo intollerabile che la trasparenza valga sempre e solo per gli altri mentre al nostro interno regna l'opacità correntizia». E ieri un botta e risposta a distanza tra Palamara e l'ex pm Ilda Boccassini sul sistema della correnti. «La Boccassini si autoproclama estranea al sistema delle correnti quando invece lei era ben dentro il sistema di potere, che determinava i fascicoli e quello che ad esempio le ha consentito di fare il processo Ruby e di avere in quegli anni la copertura dell'Anm da me presieduta».

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