Il sogno di Kadyrov: succedere a Putin

Il leader ceceno punterebbe a un ruolo di potere a Mosca

Il sogno di Kadyrov: succedere a Putin

Il sanguinario leader ceceno Kadyrov al potere a Mosca? Sembra una follia, ma in Russia c'è chi ne parla con serietà. Non nel senso di considerare probabile che Vladimir Putin venga detronizzato da un simile personaggio, ma come messa in guardia: il rischio di caos ai vertici della Russia è potenzialmente tale da non poterlo escludere in presenza di una serie di segnali. Siamo infatti di fronte a uno scontro, poco visibile dall'esterno, tra un partito della guerra e uno della pace, e Kadyrov sembra volerlo sfruttare per prendere la testa del primo. Se vi riuscisse, non gli resterebbe che un passo prima di un grande balzo che potrebbe tentarlo.

Del resto, in queste settimane di guerra, il tema della rimozione dal potere di Putin è stato più volte sollevato, e non solo da Joe Biden in verità. E anche quando l'idea di risolvere con un colpo di palazzo il sanguinoso nodo ucraino non viene esplicitata nel dibattito, essa rimane in qualche modo sullo sfondo. Veder rimpiazzato il presidente russo sembra a molti osservatori occidentali non solo l'unica maniera per porre fine al conflitto, ma anche per reimpostare i rapporti dell'Occidente con Mosca su una base più favorevole. Altri, tuttavia, fanno notare che non è affatto detto che un successore di Putin debba rivelarsi migliore di lui: potrebbe, anzi, rivelarsi peggiore. Qualcuno, come Kadyrov ad esempio, che scelga di schiacciare l'acceleratore della guerra fino in fondo, senza troppo preoccuparsi delle conseguenze.

E quindi torniamo a lui. Ex combattente separatista della repubblica caucasica musulmana di Cecenia, che fa parte della Federazione russa, già nel 2000 aveva cambiato campo. Si è messo a completa disposizione di Putin per governare in suo nome la Cecenia normalizzata dopo la feroce guerra del 1999 con la massima durezza. Kadyrov non si è fermato davanti a nulla per compiacere il suo capo, torture o omicidi che fossero. E' considerato il più che probabile mandante (ovviamente impunito) dell'assassinio della implacabile critica di Putin Anna Politkovskaya, compiuto il 7 ottobre 2006 (giorno del compleanno dello «zar»): due giorni prima la celebre e coraggiosa giornalista aveva messo in guardia contro il «pazzo e idiota violento Kadyrov».

Qualche settimana fa, il fedelissimo leader ceceno è tornato utile a un Putin in difficoltà nella sua «operazione speciale» in Ucraina. Su richiesta del suo boss, si è trasferito al fronte con un migliaio dei suoi tagliagole, e ha subito cercato di distinguersi come il più duro sostenitore della guerra a oltranza. Alcuni giorni fa, ha attaccato a testa bassa Dmitry Peshkov, portavoce di Putin e uno dei suoi più intoccabili uomini di potere, accusandolo di «incapacità di riconoscere il vero patriottismo mentre in Ucraina si combatte duramente». Appena prima, Kadyrov aveva puntato il dito anche contro Vladimir Medinsky, capodelegazione russo ai negoziati con gli ucraini: Medinsky aveva annunciato il ritiro dalla regione di Kiev, e Kadyrov reagì suggerendo di tappargli la bocca col nastro adesivo.

Secondo una fonte occulta d'intelligence russa che da tempo passa informazioni all'attivista in esilio Vladimir Osechkin, Kadyrov ha deciso di lanciare una campagna al Cremlino per screditare i vertici della sicurezza nazionale. Se riuscisse a convincere Putin che è lui l'uomo adatto per guidarla, ragionano queste fonti, domani potrebbe puntare al potere assoluto in Russia. Agli scettici va ricordato che non sarebbe il primo caucasico a riuscirci: Stalin era georgiano, e come lui lo era il brutale Lavrentij Berija, che brevemente gli succedette nel 1953 prima di esser fatto letteralmente fuori da un colpo di mano armato orchestrato da Nikita Krusciov.

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