Ribaltano la realtà: chiamano "resistenza" il terrorismo, poi si scandalizzano per una condanna di quella che per loro è "resistenza". Emerge chiaramente questa distorsione nelle parole con cui Ilaria Salis ha commentato la sentenza con cui, due giorni fa all'Aquila, è stato condannato per associazione a delinquere con finalità di terrorismo il palestinese Anan Yaeesh (che ricorrerà in Appello). Un beniamino della sinistra Yaeesh, ritratto come un martire in manifestazioni e conferenze stampa - anche in sedi istituzionali. E anche l'eurodeputata di Avs segue questa linea della difesa "ideologica" di Yaeesh. "Esprimo profonda preoccupazione - ha scritto ieri - per la sentenza di primo grado a danno di AnanYaesh (5 anni e 6 mesi) che di fatto equipara la resistenza palestinese al terrorismo. "La resistenza, anche armata, all'occupazione illegale di un territorio in particolare quando si rivolge contro le forze occupanti è sempre legittima" ha garantito Salis. "È un principio fondante del diritto internazionale e del diritto dei popoli all'autodeterminazione. Dovrebbe saperlo bene un Paese la cui storia è segnata dalla resistenza partigiana contro l'occupazione nazifascista". "Condannare la resistenza - ha aggiunto - significa invece rovesciare questi principi e cancellare il contesto in cui essa nasce.
Significa ignorare la realtà politica della Palestina e della Cisgiordania, la natura coloniale dell'occupazione israeliana e l'odioso ruolo giocato dagli insediamenti illegali. I palestinesi hanno pieno diritto a difendersi dall'occupazione e dalla violenza dei coloni.