Gli scontri avvenuti a Milano durante la manifestazione contro le Olimpiadi aprono un nuovo fronte di tensione politica, trasformando la protesta in un caso che investe sicurezza, ordine pubblico e identità del Paese. Sono molto decisi i toni adottati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che definisce i responsabili dei disordini "nemici dell'Italia e degli italiani". Per la premier non si è trattato di semplice dissenso, ma di un attacco mirato all'immagine del Paese in una fase cruciale dell'organizzazione olimpica. La presidente del Consiglio collega gli scontri agli atti di sabotaggio registrati sulla rete ferroviaria nelle stesse ore.
"Migliaia e migliaia di italiani in queste ore lavorano perché tutto funzioni durante le Olimpiadi. Tantissimi lo fanno da volontari, perché vogliono che la loro Nazione faccia bella figura, che sia ammirata e rispettata. Poi ci sono loro: i nemici dell'Italia e degli italiani, che manifestano "contro le Olimpiadi", facendo finire queste immagini sulle televisioni di mezzo mondo. Dopo che altri hanno tranciato i cavi della ferrovia per impedire ai treni di partire. Solidarietà, ancora una volta, alle Forze dell'ordine, alla città di Milano, e a tutti coloro che vedranno il loro lavoro vanificato da queste bande di delinquenti".
Parole nette arrivano anche dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che parla di "delinquenti e violenti" intenti a sabotare infrastrutture e a creare caos proprio mentre l'Italia è sotto i riflettori internazionali per l'avvio dei Giochi. Sul piano politico, il ministro della Difesa Guido Crosetto ribadisce la necessità di una risposta decisa sul fronte della sicurezza. Una posizione condivisa anche dal leader di Azione Carlo Calenda (foto), che non si sottrae a una condanna ferma e convinta, adottando una linea molto diversa da quella dell'opposizione. "Gli atti di sabotaggio e le violenze urbane contro le Olimpiadi invernali sono demenziali oltre che criminali. Gli autori vanno assicurati alla giustizia rapidamente".
Molto duro il senatore di Fratelli d'Italia Luca De Carlo, secondo cui il dissenso è legittimo solo se espresso in modo democratico. "Il partito del no a tutto conosce solo il linguaggio della violenza". C'è poi chi accende i riflettori sulla distrazione del centrosinistra e sull'assenza di forti e decise condanne da parte dell'opposizione. Nel Pd le reazioni in effetti scarseggiano. Uno dei pochi a prendere la parola è Pierfrancesco Majorino, capogruppo in Regione Lombardia, che interviene soprattutto per puntare il dito contro il centrodestra. "Le polemiche della destra nei confronti del centrosinistra sono prevedibili e disgustose. Le forze di centrosinistra non c'entrano nulla con i violenti che ovviamente vanno sempre condannati con fermezza".
Lucio Malan invece chiede all'opposizione di cambiare registro ed evitare timidezze e ambiguità. "Ancora immagini di violenze, di centri sociali che assaltano città e Forze dell'ordine. Non paghi di quanto fatto a Torino sono tornati alla loro violenta opera in un evento che tutto il mondo ci sta invidiando. Una vittoria dell'intera Italia offuscata dai soliti violenti, coccolati, tollerati o solo ambiguamente condannati dalla sinistra. Fratelli d'Italia dice basta dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d'Italia.
Torniamo a chiedere a tutte le forze politiche, e in particolare alla sinistra, di dissociarsi, di smetterla con i distinguo e di condannare queste violenze, isolando chi fa della violenza il proprio credo e riferimento ideologico".