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Sopraffazione e armi. Il cambio di scenario e il boom di immigrati

L'aumento di reati tra i minorenni richiede spiegazioni non ipocrite

Sopraffazione e armi. Il cambio di scenario e il boom di immigrati
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Il sintomo e la malattia. Il primo l'ha spiegato ieri Maria Sorbi (sul Giornale) nel raccontare il tredicenne del bergamasco che ha accoltellato la propria insegnante, isolando poi, la collega, i dati correnti sui minori armati: ossia che quelli segnalati per porto abusivo di armi sono passati da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024. Ma la malattia è precedente, e racconta, negli ultimi anni, una disponibilità più rapida alla minaccia, una maggiore familiarità con la sopraffazione e un salto dall'arroganza alla violenza concreta.

Il rapporto "(Dis)armati" di Save the Children, costruito su dati del Servizio Analisi Criminale del ministero dell'Interno, mostra che tra i minorenni, dal 2019 al 2024, sono aumentati proprio i reati più fisici e più da strada: rapine +25 per cento, minacce +45 per cento, lesioni personali +64, risse +99, armi +150. In numeri assoluti, nel solo 2024, significa 3.968 minori denunciati o arrestati per rapina, 4.653 per lesioni, 1.880 per minaccia, 1.021 per rissa. Tradotto: non sta crescendo genericamente un "disagio", stanno crescendo i reati che cambiano il clima di una città, quelli sui mezzi pubblici, nelle stazioni, nei parchi, fuori dalle scuole, nei centri commerciali, nelle famose periferie.

Rapine, accerchiamenti, lame, minacce, pestaggi, branchi: è la fenomenologia che giornali e tv, con espressione magari rozza ma ormai stabilizzata, chiamano maranza. Non è una categoria giuridica, ma è, ormai, una categoria urbana e sociale e visiva che coincide sin troppo con un pacchetto di reati che sta specificamente crescendo.

E siamo al punto più delicato e rimosso. Luca Ricolfi, su La Ragione, ha osservato che questi valori risultano più alti per i minorenni stranieri, questo in una proporzione che non giustifica sillogismi ma neanche una perdurante ipocrisia in materia. Gli studi di ogni colore spiegano che la criminalità non nasce nel vuoto, ma in un contesto, e il contesto, in Italia, è cambiato, molto cambiato: i giovani stranieri residenti tra gli 11 e i 19 anni sono circa il 9,7 per cento della loro fascia d'età, e gli stranieri residenti complessivi sono oltre il 9 per cento della popolazione; nel solo 2024 le immigrazioni dall'estero sono state 435 mila, sopra qualsiasi livello del decennio precedente.

L'immigrazioni non spiega tutto, in altre parole, ma non esclude niente: perché quando aumentano insieme pressione migratoria, saturazione delle periferie, integrazione fallita, fragilità delle famiglie, fallimento dell'integrazione, modelli culturali da branco e reati di strada commessi dai giovanissimi, ecco, il rapporto esiste, nessuno può più negarlo. Ed esiste non come automatismo meccanico, ma come dato sociale. Un reato non nasce quasi mai da solo: nasce in un ambiente.

E, se un ambiente produce sempre più spesso violenza, intimidazione, lame e sopraffazione, ecco che il problema non è il nominarlo, ma aver finto per troppi anni di non vederlo. La matrice etnica dell'ultimo accoltellamento, come del prossimo, importano relativamente, come la variabilità dei sintomi: ma ogni malattia (infettiva ed emulativa, purtroppo) ha un suo focolaio.

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