Così Speranza vuole penalizzare le Regioni di centrodestra

Il ministero della Salute vorrebbe privare sei Regioni dei loro Comitati Etici. Ma cinque su sei sono governate dal centrodestra. E Vito Bardi, governatore della Basilicata, sottolinea al Giornale.it i rischi per il Mezzogiorno

Così Speranza vuole penalizzare le Regioni di centrodestra

Il ministero della Salute targato Roberto Speranza è pronto a riorganizzare i Comitati etici su base nazionale, finendo tuttavia con il mettere in difficoltà (nel caso il tutto venisse confermato dall'approvazione del decreto) alcune Regioni che, guarda caso, almeno per la maggior parte, sono governate dal centrodestra.

I Comitati etici sono gli enti deputati a vagliare le ricerche (pure sotto il profilo etico, appunto), e svolgono dunque un ruolo strategico, culturale e d'indirizzo per le prospettive scientifiche del Belpaese. Il leader di Articolo Uno (che presto potrebbe rientrare nel Pd di Enrico Letta, abbandonando alcune velleità) ha previsto, da capo di Dicastero, una selezione dei Comitati destinati a rimanere in piedi - come IlGiornale.it è in grado di dimostrare - .

Un piano complessivo che dovrebbe comportare un taglio drastico ed un passo verso la semplificazione - si direbbe - che tuttavia potrebbe privare dei loro rispettivi Comitati Molise, Abruzzo, Basilicata, Sardegna, Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta. Sì, ma con quali conseguenze?

Rispetto al provvedimento che viene dato per imminente (ma che non è detto che passi), possono essere notate due specificità. In primis, come premesso, soltanto la Valle d'Aosta, tra le Regioni individuate, non è governata da una maggioranza di centrodestra. In secundis, la riorganizzazione rischia di danneggiare soprattutto il Sud del Belpaese, considerando la collocazione delle Regioni citate.

E come faranno le Regioni escluse in via potenziale dal ministero della Salute - ci si chiede tra i palazzi del Parlamento ma non solo - a decidere in merito alle ricerche scientifiche svolte all'interno dei loro confini? Semplice: saranno costrette a domandare ad altri enti, e quindi presumibilmente alle Regioni confinanti, che magari potranno ancora contare su un Comitato etico. Ma bisognerà vedere cosa ne pensa la Conferenza delle Regioni, che dovrà esprimersi.

Chi ha preso posizione in maniera nitida sul provvedimento ventilato è stato Vito Bardi, presidente della Regione Basilicata che al Giornale.it ha detto quanto segue: "Non comprendo la ratio del decreto ministeriale che, nel riordino dei Comitati Etici, penalizza fortemente le regioni del Mezzogiorno. Come è noto - ha aggiunto il governatore lucano - , tali strutture attraggono finanziamenti per le sperimentazioni, e il DM va nella direzione di rafforzare alcuni territori e aumentare di fatto il divario tra Nord e Sud. Se passasse questa proposta, 6 regioni resterebbero senza Comitati Etici, e tra queste Abruzzo, Basilicata, Molise e Sardegna".

Per Bardi la faccenda è prettamente legata alle sorti del Mezzogiorno: "Si tratta di una questione decisiva, perché se tale criterio venisse applicato per altre situazioni, il Sud sarebbe ulteriormente penalizzato, come già accade con la spesa storica del fondo sanitario nazionale. Per questo, se non verranno rivisti i criteri, la Regione Basilicata esprimerà un parere contrario in sede di Conferenza delle regioni verso questo riparto, e mi auguro che anche gli altri colleghi presidenti penalizzati dal provvedimento possano abbracciare questa battaglia: ogni Regione deve avere almeno un Comitato Etico"

Bardi è convinto che la partita non sia ancora giunta

al termine: "Siamo ancora in tempo per correggere il tiro e il governo può dimostrare concretamente, anche in questo settore, di garantire equità di trattamento su tutto il territorio nazionale", ha chiosato.

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