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Spinta italiana sul vertice E4. L'Europa cerca una voce sola

Oggi la videoconferenza con Italia, Germania, Francia e Regno Unito. Telefonata tra Macron e Pezeshkian: "Basta attacchi e tenere aperto Hormuz"

Spinta italiana sul vertice E4. L'Europa cerca una voce sola
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L'Europa deve agire insieme per proteggere i propri confini e l'isola di Cipro da eventuali ulteriori attacchi e per favorire una de-escalation sull'altare della diplomazia. La spinta del governo italiano al cosiddetto format E4 sull'Iran (con Meloni, Merz, Starmer e Macron) sarà al centro della videoconferenza di oggi tra i vertici europei con diversi leader del Medio Oriente per discutere degli sviluppi nella regione dell'operazione "Ruggito del leone". Ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto un colloquio telefonico col presidente iraniano Massoud Pezeshkian, al quale ha "sottolineato la necessità che l'Iran cessi immediatamente i suoi attacchi contro i Paesi della regione". "L'Iran - ha detto - deve inoltre garantire la libertà di navigazione ponendo fine alla chiusura di fatto dello stretto di Hormuz".

Oggi il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa (mercoledì sarà in visita ufficiale in Azerbaijan), la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il ministro degli esteri dell'Ue Kaja Kallas porranno sul tavolo il tema dell'unità di intenti, alla luce del documento di domenica scorsa dei 27, per ribadire che il vecchio continente è coeso. In questo senso la traccia valoriale impostata da Roma è utile mastice per saldare eventuali distanze e assicurare una sola voce europea anche in occasione di incontri e discussioni. "L'Italia non è in guerra e non intende essere parte nel conflitto", è l'indirizzo espresso dalla premier, ma per un atto di "solidarietà europea e di prevenzione" è stata inviata a Cipro la fregata Martinengo. Passaggi che Giorgia Meloni ribadirà mercoledì prossimo in Parlamento in occasione delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo e sulla crisi in Medio Oriente.

Posizioni che poche ore fa erano state espresse anche al Consiglio di cooperazione del Golfo da parte dei ministri degli Esteri dell'Ue, mostrando di aver raggiunto un consenso ampio su questo tema nonostante il disaccordo sul più ampio conflitto tra Israele e Iran. Tra l'altro proprio il partenariato strategico Ue-Gcc è stato annunciato già da quattro anni per assicurare supporto reciproco in caso di crisi, circostanza che si è verificata, dal momento che nella videoconferenza di oggi si discuterà proprio come coordinare gli sforzi diplomatici per convincere Teheran a cessare i suoi attacchi contro i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo. Inoltre verranno sostenuti gli sforzi del Consiglio presso le Nazioni Unite per l'adozione di una risoluzione del Consiglio di sicurezza al fine di esercitare pressione sull'Iran in tal senso.

Infine tramite le operazioni Aspides e Atalanta l'Ue punta a proteggere le vie navigabili, strategiche per l'approvvigionamento energetico. Di questo aspetto hanno parlato ieri Macron (che oggi sarà a Cipro con il premier greco Kyriakos Mitsotakis) e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi in una conversazione telefonica, per ribadire l'importanza di garantire al più presto la sicurezza del trasporto marittimo nel Mar Rosso, come è noto zona chiave del commercio mondiale. Nelle stesse ore c'è stato un contatto telefonico tra Starmer e Trump, con al centro la cooperazione militare fra Regno Unito e Stati Uniti "attraverso l'uso delle basi della Raf a sostegno dell'autodifesa collettiva dei partner nella regione", come riportato da Downing Street. Nell'occasione il primo ministro inglese ha anche espresso le sue sincere condoglianze al presidente Usa e al popolo americano per la morte di 6 soldati statunitensi durante gli attacchi iraniani.

A questo proposito ha fatto ieri il punto della situazione il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo aver parlato con la sua controparte egiziana e con Rafael Grossi (Aiea), e nelle stesse ore in cui si teneva una riunione della Lega Araba.

Primo: l'Iran continuava a lavorare per la realizzazione dell'arma atomica. "Tutto l'uranio arricchito che c'era prima dell'attacco è ancora lì presente. Non ci sono sensori della dell'Agenzia delle Nazioni Unite, però la situazione anche per lui rimane molto preoccupante", ha precisato. Secondo: il titolare della Farnesina si è detto pessimista circa i tempi del conflitto in corso, sottolineando che da parte di nessuno dei paesi coinvolti vede l'intenzione di concludere in tempi rapidissimi.

Terzo: stanno arrivando a Riad i dipendenti di Eni che hanno lasciato l'Iraq attraverso il Kuwait.

Quarto: il Libano presenta in queste ore fortissime criticità, "già si è ridotto il personale civile che lavorava con Unifil, noi stiamo invitando gli uni e gli altri a ad una de-escalation, però mi pare che la situazione sia veramente molto, molto complicata".

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