Strage di Alessandria, c'è l'ombra degli usurai

Dietro al "sono rovinato" i carabinieri sospettano guai finanziari. Inchiesta per istigazione al suicidio

Strage di Alessandria, c'è l'ombra degli usurai
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L'ombra degli usurai sulla strage di Alessandria. «Sono rovinato» scrive l'uomo prima della mattanza. Martino Benzi, l'ingegnere elettronico di 65 anni che ha sterminato l'intera famiglia prima di uccidersi, non aveva più un centesimo. L'affitto di casa, una piccola società di consulenze informatiche e siti web che, oramai, era sull'orlo del fallimento, i conti da pagare.

Su questi indagano i carabinieri di Alessandria che in poche ore hanno ricostruito, passo dopo passo, la tragica giornata costata la vita alla moglie, Monica Berta 55 anni, al figlio Matteo di 17 anni e alla suocera, la 78enne Carla Schiffo, oltre a quella dello stesso omicida. Insomma, un fascicolo aperto per omicidio suicidio senza un indagato ancora in vita. Per ora.

L'inchiesta della Procura, dopo aver setacciato conti correnti bancari della famiglia Benzi, adesso potrebbe prendere tutta un'altra direzione. Quella dei prestiti a tassi usurai cui il tranquillo e metodico ingegnere, patito per le scienze applicate, non sarebbe stato più in grado di onorare. Benzi aveva ricevuto minacce? Temeva per i suoi cari? Tanto che da Palazzo di Giustizia indiscrezioni parlano di possibili indagati per istigazione al suicidio. Si cerca nei cassetti di casa e negli archivi del piccolo ufficio aperto da Martino ai tempi d'oro della corsa alla visibilità in rete per piccole e medie imprese e che, da anni, navigava in pessime acque. Sotto la lente d'ingrandimento, soprattutto, indirizzi, numeri di telefono, chat e messaggi sullo smartphone di moglie e marito e che porterebbero alla pista giusta. Qualcuno minacciava l'uomo e, indirettamente, la sua famiglia, se non avesse saldato i prestiti? Un movente concreto, insomma, perché un uomo innamorato «perso» per i suoi familiari, del figlio che in un attimo diventa grande riempiendolo di soddisfazioni, di una moglie che adora, li vuole vedere morti. Persino la suocera che andava a trovare, tutti i santi giorni, nella casa di riposo delle suorine della Divina Provvidenza, nella parte nord della città.

«Non vive, funziona» lo ricordano, scherzosamente, gli amici più cari. Una persona estremamente precisa Benzi che, pressato dagli strozzini, avrebbe messo a punto un piano per farla finita e «non lasciare nei guai i miei amori». Dunque li vuole togliere tutti di mezzo, per proteggerli. E per farlo utilizza due coltelli. Una lama di rasoio, rapida e «indolore» per la moglie e il figlio, uccisi in casa a distanza di pochi secondi tra le 7 e le 7,30 del mattino, subito dopo il buongiorno della colazione. La stessa che utilizzerà, tre ore dopo, all'orario di apertura della Rsa, per la madre della moglie.

Dopo i primi due omicidi Martino resta in casa, scrive messaggi, si cambia gli abiti zuppi di sangue poi esce a piedi e s'incammina con le due armi in tasca. Per lui si riserva un coltello dalla lama forte e affilata.

Non vuole sbagliare: un colpo secco come facesse Harakiri, ma diretto in gola dove lo trova, ben piantato, il medico legale accorso sul posto assieme ai carabinieri. Del resto per l'ingegnere la situazione era diventata insostenibile: «Non c'è via scampo. La colpa è soltanto mia». Da cosa e soprattutto da chi doveva fuggire?

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