La strana moral suasion su Mattarella: la riforma del Senato ormai deve passare

RomaPer un mondo assuefatto all'armonica compresenza sul Soglio Pontificio di due Papi, l'eventualità di tollerare analogo sdoppiamento al Quirinale rientra tra quelle altamente probabili. Ma che sia ormai tangibile il ritorno in campo di Giorgio Napolitano (quando mai ne era uscito, sarebbe la domanda) non toglie nulla alla singolarità del piglio con il quale il presidente emerito, il King George recordman di durata, sta invadendo terreni altrui. Con toni, impegni e delicatezze del tutto inusuali. I novant'anni compiuti nel giugno scorso pare abbiano donato al capo dello Stato, ufficialmente dimissionario proprio per motivi d'età e di salute, una nuova stagione di fioritura. Della qual cosa, personalmente parlando, non ci si può che rallegrare e compiacersene. Non così del terreno minato sul quale Napolitano avanza, e dello scenario inedito che rischia di rendere assai più confuso e oscuro questo periodo terminale del renzismo, dalla cui evoluzione non si capisce bene che cosa attendersi.

Fatto sta che Napolitano, dopo le intemerate in commissione a Palazzo Madama («Non si disfi la tela!»), dopo una lettera di pressione sui senatori sul Corriere della Sera affinché non disturbino il manovratore, ieri è tornato a pontificare dalle pagine di Repubblica in risposta alle critiche rivoltegli da Eugenio Scalfari sull'intensità dell'appoggio di Napolitano a una cattiva riforma, solo per troppo amor di Renzi. La replica del Presidente emerito ribadisce i concetti, fondandosi sul generico presupposto che «la riforma non minaccia la democrazia» (ma assai gracili sono gli argomenti a supporto). A Napolitano preme però altro. Qualche correzione di rotta, anzitutto: «Non ho sostenuto che il testo della riforma debba essere approvato così com'è attualmente», scrive. Così come, si schermisce, a me la riforma sarebbe piaciuto che l'avesse fatta uno qualunque dei predecessori del benedetto premier fiorentino. In ultimo, l' excusatio rivelatrice. Una rassicurazione a Scalfari: «Sono certo che non mi troverò, per nessun aspetto, in una posizione imbarazzante rispetto a qualsiasi parere possa esprimere il presidente Mattarella, in quanto mi rimetterò con pieno rispetto all'autonomo esercizio del suo insindacabile mandato».

Ora è pur vero che i silenzi del successore Mattarella, intento a parlare di letture estive piuttosto che impegolarsi in materie costituzionali di cui è profondo conoscitore, possano sembrare inviti all'esternazione. Ed è altrettanto vero che in passato tal Francesco Cossiga, con toni e timbri assai diversi non mancava mai di far sapere come la pensasse. Eppure questa insistenza di Napolitano sembra proprio dar corpo alle voci di una profonda contrarietà di Mattarella all'impianto della riforma, con l'intento di una moral suasion fuori tempo massimo e verso un obbiettivo inconcepibile. Qui sta l'inghippo e lo scandalo: King George non molla l'osso e parla a nuora perché suocera intenda. Mattarella avvisato, mezzo salvato.

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