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La sua diagnosi forgiata sui temi di Ratzinger

"Il punto centrale del discorso di Benedetto XVI e in pochi lo hanno compreso - è che l'Occidente, se non recupera una visione di Dio, non può avviare un dialogo fecondo con le grandi culture del mondo che possiedono una convinzione religiosa profonda"

La sua diagnosi forgiata sui temi  di Ratzinger
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Nel settembre 2006, mentre dilagava il terrorismo islamista, un frate agostiniano di Chicago prendeva la parola davanti ai Superiori maggiori del suo Ordine riuniti a Brno. Robert Francis Prevost, Priore generale, aveva quarantanove anni. Non si sottrasse all'argomento che nessuno voleva toccare. "Il punto centrale del discorso di Benedetto XVI e in pochi lo hanno compreso - è che l'Occidente, se non recupera una visione di Dio, non può avviare un dialogo fecondo con le grandi culture del mondo che possiedono una convinzione religiosa profonda". Prevost sapeva che questa erano la chiave del discorso, ignorata deliberatamente dai media per avventarsi sulla citazione dell'imperatore Manuele II Paleologo estrapolata dal contesto. Ora Prevost è Leone XIV. E il discorso di Brno, pubblicato in Liberi sotto la grazia (Libreria Editrice Vaticana) assieme agli altri interventi del suo mandato come Priore generale, acquista un peso che va ben oltre la circostanza. Ratisbona fu, per la maggioranza dei commentatori, uno scandalo da gestire. Per Prevost fu una diagnosi da capire. La domanda che il discorso di Benedetto poneva come può l'Occidente dialogare con civiltà profondamente religiose se ha espunto Dio dal proprio orizzonte? era e resta la più seria che si possa fare alla modernità liberale. Non è una domanda di destra o di sinistra. E il fatto che un futuro papa l'avesse raccolta e trasmessa ai suoi confratelli religiosi, senza omologarsi al coro degli indignati, dice qualcosa sul tipo di formazione che Leone XIV porta con sé sul trono di Pietro. Liberi sotto la grazia documenta dodici anni di "governo" in cui affiorano le linee di un pensiero solido. L'insistenza sull'inquietudine del cuore come motore della ricerca. La diffidenza verso l'individualismo e il liberismo in nome della solidarietà.

La centralità dei poveri declinata come dato teologico e non ideologico. E, appunto, la lettura di Ratisbona come invito a recuperare quella visione di Dio senza la quale il dialogo tra civiltà resta una finzione cortese.

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