"Svela agente sotto copertura". Esposto sul video di Bonafede

In un frame si vede un poliziotto coprirsi il volto per cercare di nascondersi. La Camera penale: "È pura propaganda"

"Svela agente sotto copertura". Esposto sul video di Bonafede

Il video pubblicato da Alfonso Bonafede per "celebrare" l'arresto di Cesare Battisti non smette di far discutere. Non solo per il dubbio gusto dell'operazione mediatica, ma anche perché, forse, il ministro della Giustizia potrebbe aver messo a rischio un agente sotto copertura. Scrive a tal proposito Next Quotidiano: "Ad un certo punto del filmato, mentre viene mostrata la procedura di raccolta delle impronte digitali di Battisti (una scena degna del finale di Blow) viene inquadrato un poliziotto in borghese che cerca affannosamente di coprirsi il volto con la sciarpa. Probabilmente si tratta di un agente che lavora sotto copertura la cui identità sarebbe stato meglio rimanesse celata". Ma così non è stato.

Ma non solo. C'è anche un grande dibattito sul fatto che, con la pubblicazione del video, Bonafede abbia o meno violato. Ipotesi, questa, diffusa da Riccardo Magi, segretario dei Radicali e deputato di +Europa: "Il ministro Bonafede, pubblicando sulla propria pagina Facebook un video di quasi 4 minuti - montato professionalmente e con colonna sonora - in cui si ripercorreva il rientro in Italia di Cesare Battisti circondato e scortato da agenti della polizia penitenziaria - fisicamente tenuto per le braccia da due di loro - ha violato la legge". Ma l'affermazione di Magi è corretta o meno? Non è facile dirlo con sicurezza in quanto manca una pronuncia certa da parte della magistratura. Tuttavia, val la pena sottolineare che la legge italiana proibisce di pubblicare l'immagine di una persona ammanettata.

E proprio su questo punto la Camera penale di Roma sta preparando un esposto. Il filmato, inoltre, non prevederebbe le opportune cautele per proteggere "i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico". Si legge inoltre nella nota: "Quanto accaduto in occasione dell'arrivo a Ciampino è una pagina tra le più vergognose e grottesche della nostra storia repubblicana. È semplicemente inconcepibile che due ministri del Governo di un Paese civile abbiano ritenuto di poter fare dell'arrivo in aeroporto di un detenuto, pur latitante da 37 anni e finalmente assicurato alla giustizia del suo Paese, una occasione, cinica e sguaiata, di autopromozione propagandistica".

Anche il Garante nazionale dei detenuti ha duramente criticato il filmato diffuso dal ministro: "Epiteti, frasi e immagini che puntano ad acquisire consenso attraverso il ricorso a un linguaggio del tutto estraneo a quello del costituente, finiscono per consolidare una cultura di disgregazione sociale e di tensione di cui il Paese non ha certamente bisogno".