Ma quale neutrale, la Svizzera è fuori dal mondo. Sindaco e vicesindaco proprio non ci arrivano, non si rendono conto della figura di cioccolato svizzero che Crans Montana sta facendo in tutto il globo terracqueo, non si dimettono, e lo dicono mentre perpetuano il loro automatismo da seggiovia, la loro assenza di cultura istituzionale (scambiata per sobrietà) quando persino in Romania, nel 2015, dopo un rogo con morti in discoteca a Bucarest, non si dimise il sindaco: si dimise direttamente il primo ministro, uno che certo non aveva acceso il fuoco, non era certo il gestore del locale, non si occupava di permessi, ma semplicemente aveva compreso che, se lo Stato chiude gli occhi, allora la politica deve pagare.
Non c'entrano le sentenze, non c'è solo il piano penale: in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna (e sì, anche in Italia) dopo una strage in un locale pubblico non si aspettano i giudici, la politica va a casa, perché ha perso, fine. Esiste, in una democrazia adulta, un confine minimo tra diritto e potere: a Crans-Montana invece non c'è, chiedono un perdono ipocrita e senza conseguenze; la vice-sindaca ha offerto un campionario di irresponsabilità istituzionali (messaggi di vicinanza, richieste di scuse, ammissione della mancanza di controlli) ma poi ha chiarito che il tema dimissioni "per ora" non si pone.
Anche il sindaco ha ammesso i mancati controlli, e non l'hanno detto i giornali, l'ha detto lui, ma la giunta resta lì, aggrappata all'alibi procedurale, come se la politica fosse un ufficio protocollo: un sindaco che è delegittimato dalla sua stessa città, non più gradito, evitato, ignorato, imbelle e robotico come un bancomat che continua a sputare ricevute su ceneri ancora roventi.
Venerdì, alle commemorazioni, a Crans Montana, le campane hanno riecheggiato a lutto per quattro minuti (precisi) e hanno avvolto parenti, famiglie, genitori e nonni, bambini e ragazzi, poliziotti e volontari delle ambulanze; intanto gli impianti giravano a vuoto senza più gente, e, nascosto, si aggirava un sindaco senza onore a cui non hanno neppure dato la parola. Era la politica.