"Una svolta liberale con nuove competenze e giovani under 30"

Lo studioso: "Ha ragione Berlusconi, va contrastato l'aumento del peso dello Stato"

"Una svolta liberale con nuove competenze e giovani under 30"

Raimondo Cubeddu, professore di Filosofia Politica a Pisa, ha da poco pubblicato con Rubbettino «La cultura liberale in Italia» ed è uno dei massimi studiosi del liberalismo italiano.

Professor Cubeddu, Silvio Berlusconi è tornato a rivendicare con un intervento sul «Giornale» il suo storico ancoraggio al pensiero liberale. Su questi temi è possibile trovare una convergenza con la Lega?

«Certo, non vedo ragioni ostative. Ogni volta si è in presenza di una emergenza, come lo è il Covid, per superare l'incertezza si aumenta l'ingerenza dello Stato. Serve però la capacità di saper tornare indietro. Berlusconi ha fatto bene a ribadire la necessità di salvaguardare i diritti fondamentali della persona anche perché il Pd, al contrario, vive bene in questa dimensione e cerca di aumentare il peso dello Stato e diminuire le libertà individuali».

La libertà dell'individuo significa anche libertà di non vaccinarsi?

«Soltanto a condizione che poi tu sia disposto a sostenerne le conseguenze. Se non ti vaccini e ti ammali poi paghi tu le spese sanitarie, se contagi qualcuno paghi i danni».

Cosa può fare il centrodestra per rilanciare il pensiero liberale?

«Servono competenze diffuse, non basta una persona, non bastano Brunetta o Giorgetti. I Cinquestelle hanno dimostrato che si possono vincere le elezioni ma poi la capacità di governare è zero senza un ceto intellettuale e tecnico che assicuri la trasposizione in leggi delle affermazioni teoriche. Purtroppo la capacità di attrazione della politica è diminuita tantissimo anche se ci sono ancora persone che nutrono questa passione».

Per quale motivo la politica è meno attrattiva?

«Perché sempre meno persone sono disposte a finire in pasto ai giornali a causa di un magistrato che apre una indagine per abuso di ufficio. In Sardegna ci sono decine di Comuni in mano ai commissari prefettizi perché nessuno vuole correre rischi e non presenta neppure le liste».

L'arrivo di Draghi ha rilanciato il tema competenza.

«Certamente ha mostrato cosa vuol dire avere un leader competente. È chiaro che il centrodestra ha bisogno di individuare un leader, di preparare un programma, di attrarre tecnici e di chiarire i rapporti tanto con l'Europa, quanto con gli enti locali. Il liberalismo va bene, ma serve un liberalismo dei nostri tempi, che ripensi le libertà individuali anche in funzione delle nuove tecnologie, della salute in un mondo in cui la politica non incide sulla formazione delle aspettative individuali e si mette sempre più spesso nelle mani della scienza».

Quale sarebbe la prima cosa da fare?

«Ricostruire il percorso iniziato da Berlusconi nel 93, quando iniziò ad attirare persone capaci perse poi per strada anche per errori suoi, e riportare alla politica quegli under 30 che appaiono sempre più disinteressati alla politica. Io poi credo che sarebbe utile che Berlusconi chiarisse un aspetto della sua proposta».

Quale?

«Berlusconi cita spesso i valori cristiani. Ma intende la filosofia sociale di questo Papa o il pensiero di Ratzinger?».

Il governo può promuovere una svolta liberale?

«Mi augurerei davvero che Draghi volesse fare una rivoluzione liberale, troverebbe l'aiuto e il consenso di tante persone. Il Recovery Fund rappresenta una occasione imperdibile, ma gran parte dei soldi vanno restituiti e collocati in maniera efficiente. Io mi auguro che ci si concentri su questo e non su misure come lo ius soli e il Ddl Zan che distruggerebbero il tessuto di civile collaborazione».

Perché il liberalismo viene considerato come un pensiero delle elités?

«È il frutto di un grande fraintendimento, è stato identificato come l'ideologia dei produttori quando al contrario persegue la sovranità del cittadino-consumatore, e tutti siamo consumatori. È l'ideologia dell'individuo che consapevolmente cerca di migliorare la propria situazione sapendo che nessuno pagherà il conto al suo posto».

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