Taranto si prepara all'invasione Un hub per smistare i profughi

Il centro ospiterà 500 stranieri per le identificazioni fino a tre giorni. Allarme Frontex: "Un milione in fuga dalla guerra pronto a partire"

Taranto si prepara all'invasione Un hub per smistare i profughi

Un grande centro di identificazione per gli immigrati provenienti dalla Libia devastata dalla guerra, un gigantesco hub per fronteggiare l'ondata di profughi e clandestini che sarebbe in arrivo dalle coste africane dopo l'attacco dell'Isis: è questo il piano del governo, che ha scelto Taranto come la sede di questa nuova struttura. I tempi dovrebbero essere brevi, perché il progetto è già entrato nella fase operativa nonostante il Viminale si stia muovendo a fari spenti per non destare allarme. Fatto sta che proprio dal ministero dell'Interno è partita una nota riservata indirizzata alla prefettura ionica: nel documento si chiede di individuare l'area che dovrebbe essere trasformata in una enorme zona di smistamento, probabilmente all'interno del porto che del resto già l'anno scorso è stato utilizzato in maniera massiccia per l'accoglienza nell'ambito dell'operazione Mare nostrum .

La nota del Viminale è giunta a Taranto venerdì. E subito dopo si è tenuta una riunione tra Autorità portuale e Capitaneria di porto. Per il momento sarebbero in corso valutazioni su tre spazi, ma non c'è ancora una scelta definitiva. Il centro dovrà essere in grado di ospitare 500 immigrati per un periodo che non potrà superare i tre giorni. Il tempo necessario per eseguire tutte le procedure necessarie all'identificazione, compresa quella delle impronte digitali come previsto dalle norme europee; successivamente chi ha fatto richiesta di asilo dovrà essere smistato nei centri accoglienza (Cara) sparsi per l'Italia, a seconda dei posti disponibili. In questo modo il governo intende prepararsi a fronteggiare un'emergenza di enormi dimensioni. Tanto più che la situazione in Africa diventa sempre più grave e il capo delle forze armate libiche, Khalifa Haftar, in un'intervista all' Ansa lancia un appello a Roma: «A Renzi – afferma – chiedo di convincere la comunità internazionale a rimuovere l'embargo sulle armi e di aiutarci a combattere per una Libia libera dagli estremisti. È decisivo anche per l'Italia: se dovesse vincere l'Isis – spiega – sarebbe a rischio la vostra sicurezza».

Nei giorni scorsi il direttore esecutivo di Frontex , Fabrice Leggeri, ha sollevato l'allarme su un possibile esodo: «A seconda delle fonti ci viene segnalato che ci sono tra i 500mila e un milione di migranti pronti a partire dalla Libia», ha dichiarato. Parole che hanno fatto innalzare il livello di allerta in tutta Europa, specie in quei Paesi preoccupati per l'arrivo di profughi provenienti dalle frontiere italiane e sfuggiti al sistema Eurodac , studiato per immagazzinare i dati e individuare il luogo in cui è stata fatta la prima richiesta di asilo. Dopo l'attacco dell'Isis alla Libia, già devastata da fazioni in guerra, la situazione nel Mediterraneo è precipitata. Il governo italiano avrebbe preso in esame diverse ipotesi, compresa quella di un blocco navale dinanzi ai punti di imbarco dei migranti. Dieci giorni fa la nave San Giorgio della Marina militare, è partita da La Spezia dirigendosi verso le acque africane: ufficialmente per un'esercitazione, probabilmente per tutelare interessi commerciali e industriali nell'area; di certo, a bordo ci sono incursori del Comsubin ma anche medici e infermieri.

In realtà il blocco navale non sarebbe una novità assoluta per l'Italia, ma fu attuato dal governo Prodi in occasione dell'emergenza clandestini dall'Albania verso le coste salentine. L'esito fu tragico: il 28 marzo del '97 un battello di carico di immigrati colò a picco nel Canale d'Otranto dopo la collisione con la corvetta Sibilla. I morti accertati furono 84.

di Bepi Castellaneta

da Taranto

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