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Conte difende Scarpinato: "Nessuna ombra. Le 33 telefonate con Natoli? Sono amici da 30 anni…". Cosa dicono i due magistrati sull’Antimafia. Poi l’attacco al gruppo Angelucci

Il leader del Movimento 5 stelle minimizza la portata dell'inchiesta dei giornali del nostro gruppo: "Queste intercettazioni sono lì da tempo, non c'è nulla di nuovo"

Conte difende Scarpinato: "Nessuna ombra. Le 33 telefonate con Natoli? Sono amici da 30 anni…". Cosa dicono i due magistrati sull’Antimafia. Poi l’attacco al gruppo Angelucci
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Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, parlando a "il Rosso e il nero", su Radio Rai 1, difende il senatore ed ex magistrato Roberto Scarpinato, membro della Commissione antimafia, che come tale si deve occupare dell'ex pm Gioacchino Natoli, indagato per favoreggiamento alla mafia nell'inchiesta sul depistaggio dell'indagine mafia-appalti. Conte prende di mira l'inchiesta del nostro gruppo editoriale che ha pubblicato il verbale "sparito" sulla pista su cui stava lavorando Paolo Borsellino, con le ultime carte da lui lette prima di morire.

Ecco cosa ha detto l'ex presidente del Consiglio. "Scarpinato è attaccato da tre giornali di destra - dice Conte - il cui proprietario è un parlamentare di maggioranza, è un dato oggettivo. Stanno facendo una campagna di stampa contro Scarpinato" ma "queste intercettazioni sono lì da tempo, non c'è nulla di nuovo. Semplicemente emerge che quando parlava con Natoli, che doveva essere audito dall'Antimafia, Scarpinato lo sollecitava a dire tutta la verità". Quando gli fanno notare che farlo in ben 33 telefonate non può passare inosservato, Conte risponde così: "Sono amici da trent'anni.... Non c'è ombra in queste intercettazioni in cui Scarpinato invita" Natoli "a tacere un dato di realtà o a dire una verità distorta, quindi non infamiamo Scarpinato".

In realtà qualcosa di strano c'è, come sottolineato nel corso del programma Far West (Rai 3), in cui il conduttore, Salvo Sottile, ha chiesto a Lirio Abbate di Repubblica: "È normale che un magistrato che deve deporre alla commissione antimafia si mette d’accordo con un senatore per sapere cosa dire?". Il giornalista ha risposto che "per prassi non deve essere concordato nulla. Se sei un testimone e quella è una commissione di inchiesta, i testimoni non dovrebbero concordare nulla, quindi in quel caso non si doveva fare alcuna telefonata, né alzata di palla (dice riferendosi alla frase detta da Natoli a Scarpinato ndr). Quella roba è un altro scivolone che viene fatto. Non si fa e non è una cosa corretta per la legalità".

Sino ad ora il Movimento 5 Stelle anziché rispondere nel merito rispetto aveva preso di mira il generale Mario Mori, preferendo attaccare lui. Secondo il deputato M5S Michele Gubitosa, componente della commissione Antimafia “da tempo la maggioranza, insieme al generale Mori, sta cercando di scrivere una verità di comodo, farlocca e semplicistica per spiegare la Strage di via D'Amelio, dando la colpa solo a un brutto giro di interessi sugli appalti che intrecciava politici della prima repubblica, mafiosi vecchio stampo e imprenditori collusi: l'indagine nota come 'mafia-appalti'".

Mori ha risposto chiarendo come "le recenti considerazioni sull’attività del senatore Scarpinato non le ho fatte io, bensì quattro magistrati della Procura della Repubblica di Caltanissetta". Si riferisce al filone di indagine che fa capo al Procuratore Salvatore De Luca, lo stesso che ha ribadito che "a nome del Gruppo stragi della Procura di Caltanissetta riteniamo che vi siano dei concreti, univoci, plurimi, elementi per affermare che la gestione del procedimento 'mafia appalti' e, in realtà, il tema 'mafia appalti' sia stata una sicura concausa della strage di via D'Amelio".

L'intreccio imprenditori, soldi, Cosa Nostra

L'inchiesta su mafia-appalti, che prima Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino avevano seguito, torna ad essere centrale, a distanza di 34 anni. Molti sono convinti che non ci siano collegamenti, aggiungendo che Borsellino fosse stato messo al corrente della richiesta di archiviazione del 13 luglio avanzata da Lo Forte e Scarpinato. Ma a onor del vero per trent'anni nessuno fece riferimento all'archiviazione.

Inoltre, se Borsellino ne fosse stato a conoscenza, perché il giorno prima della sua morte passò diverso tempo a studiare le carte dell'omicidio di Luigi Ranieri, l'imprenditore morto per la sua resistenza alle pressioni mafiose? Il movente dell'assassinio di Ranieri fu confermato da diversi pentiti. Per il delitto furono condannati all'ergastolo Totò Riina e Salvatore Biondino. Di sicuro Borsellino è morto mentre stava studiando le cause dell'omicidio di un uomo ucciso dal "Capo dei Capi".

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