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Taxi fermi contro Uber. Rissa con +Europa

Per oggi la convocazione di Salvini

Taxi fermi contro Uber. Rissa con +Europa
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Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, città paralizzate dallo sciopero dei taxi. Da nord a sud i tassisti, ieri, hanno tirato il freno a mano, fermato le auto nelle piazzole e dalle 8 del mattino hanno protestato contro la "concorrenza sleale" di Uber, gli algoritmi e contro l'abusivismo. In molti si sono riuniti a Roma, di fronte Palazzo Montecitorio, sede del Parlamento. È alla politica che si sono rivolti chiedendo "regole chiare" per le piattaforme digitali e l'emanazione dei decreti attuativi. Una protesta durata molte ore con tassisti arrivati da più parti d'Italia. Ad ascoltarli il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini che li ha convocati oggi pomeriggio nella sede del suo ministero. "Non ho voluto interferire, è giusto che ognuno rivendichi quello che ritiene di rivendicare", ha detto il vicepremier. I sindacati, però, hanno avvisato: "Se nell'incontro non verranno date garanzie certe sulla conclusione dell'iter legislativo, è già preannunciato un nuovo sciopero di 48 ore".

Non sono mancati momenti di tensione. Bombe carta (udite fin dentro il Palazzo) e aggressioni. Matteo Hallissey, presidente di +Europa e Radicali, dopo averli provocati con un cartello che recitava "basta lobby", è stato spintonato, e gli è arrivato anche qualche sputo. Solo la polizia ha evitato il peggio. "Siamo noi, siamo noi i tassisti dell'Italia siamo noi" urlavano i manifestanti con fumogeni e cartelloni in mano. La politica (come al solito) si è divisa e c'è chi, addirittura, ha attaccato Salvini, reo di averli convocati.

"La partecipazione alla giornata di fermo nazionale del servizio taxi è stata pressoché totale" hanno detto gli organizzatori, soddisfatti della giornata. Un po' meno gli utenti che, però, se ne sono fatti una ragione. Noi compresi. D'altronde, siamo abituati agli scioperi del venerdì della Cgil.

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