L'Iran colpisce l'ambasciata Usa a Riad e il consolato americano a Dubai, scatenando l'ira di Donald Trump, e prende di mira un serbatoio di carburante nel porto commerciale di Duqm, in Oman, aumentando la pressione regionale sugli stati arabi del Golfo che ospitano strutture o risorse statunitensi. Mentre i Pasdaran - fa sapere Al Jazeera - hanno effettuato questa mattina un "massiccio attacco con droni e missili" contro una base aerea Usa nella zona di Sheikh Isa, in Bahrein, "distruggendo l'edificio principale del quartier generale e incendiando i serbatoi di carburante". Il generale della Guardia rivoluzionaria iraniana Ebrahim Jabbari ha avvertito che il protrarsi degli attacchi di Stati Uniti e Israele porterà Teheran a condurre rappresaglie contro "tutti i centri economici" del Medio Oriente. E secondo l'Afp, forti esplosioni sono state avvertite in serata a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e Doha, in Qatar. "Presto scoprirete quale sarà la ritorsione" all'attacco e alla morte di militari americani durante il conflitto in Iran, ha risposto Trump in un'intervista a NewsNation. Su Truth, il presidente ha avvertito che il momento del dialogo è passato: "La loro difesa aerea, l'Aeronautica, la Marina e la leadership sono sparite. Vogliono parlare. Ho detto troppo tardi". "Sapevo che l'Iran avrebbe attaccato se non lo avessimo fatto noi", ha sottolineato ancora, ammettendo che forse "ha forzato la mano di Israele", e che "lo scenario più negativo a questo punto è che il Paese sia preso in mano da qualcuno che è peggiore" di Khamenei. Stando a quanto riferito da funzionari Usa al Wall Street Journal, Trump sarebbe aperto all'idea di sostenere gruppi in Iran disposti a imbracciare le armi per rovesciare il regime: avrebbe parlato domenica con i leader curdi e sta continuando a coinvolgere altri rappresentanti locali che potrebbero sfruttare la debolezza della Repubblica Islamica. Riguardo l'attacco a Riad, invece, il ministero della Difesa dell'Arabia Saudita ha comunicato che "l'ambasciata statunitense è stata attaccata da due droni, causando un incendio limitato e lievi danni materiali". Alcuni testimoni hanno riferito all'Afp di aver visto del fumo uscire dall'edificio (vuoto in quel momento), e la sede diplomatica, di cui Washington ha ordinato la chiusura, ha esortato i cittadini statunitensi di Riad, Gedda e Dhahran a mettersi al riparo. La Difesa saudita ha fatto sapere di aver intercettato almeno otto droni nei pressi della capitale e della città di Al-Kharj. Mentre il ministero degli Esteri ha condannato "l'attacco codardo e ingiustificato": "Il regno ribadisce il suo pieno diritto ad adottare tutte le misure necessarie per proteggere la propria sicurezza, l'integrità territoriale, i propri cittadini compresa la possibilità di rispondere a un'aggressione". Anche gli Emirati Arabi Uniti stanno valutando di attaccare i siti missilistici iraniani come autodifesa per fermare i raid, e fonti di Axios ritengono che un attacco del genere contro l'Iran sarebbe senza precedenti. Il dipartimento di Stato ha esortato gli americani ad abbandonare immediatamente 14 paesi mediorientali, citando "seri rischi per la sicurezza". Foggy Bottom ha poi ordinato al personale non essenziale e alle famiglie di evacuare da Bahrein, Iraq, Giordania, Kuwait, Qatar ed Emirati. Intanto, secondo quanto rivelato a Fox News dall'inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, i negoziatori iraniani hanno comunicato agli Usa di avere abbastanza uranio arricchito al 60 per cento per costruire 11 bombe nucleari.
E il Jerusalem Post ha riferito che il team di Teheran ha detto a Witkoff e a Jared Kushner "in modo diretto e senza vergogna" di controllare 460 kg di uranio arricchito al 60 per cento che poteva essere rapidamente arricchito al 90 per fabbricare bombe nucleari.