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Teheran, folla per Mojtaba "Usa pronti a farlo fuori"

La lunga attesa per il primo discorso della nuova Guida Suprema, che non esce allo scoperto nel timore di essere subito eliminata

Teheran, folla per Mojtaba "Usa pronti a farlo fuori"
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C'è ma non si vede. Decide ma non appare. Ordina ma non si palesa. Il nuovo Khamenei al potere è il fantasma che muove i fili della teocrazia ma si nasconde nell'ombra. Troppo pericoloso apparire in pubblico dopo che Israele e Stati Uniti gliel'hanno giurata a morte. In migliaia sono scesi in piazza a Teheran per promettergli fedeltà e ascoltare le sue parole. Ma la terza Guida Suprema della Repubblica islamica, Mojtaba Khamenei, 56 anni, secondogenito prediletto del leader Ali Khamenei polverizzato nel primo giorno di guerra, non si è materializzata né in pubblico né in video. Il suo primo discorso era previsto per la giornata di ieri, dopo l'annuncio della sua elezione arrivato ufficialmente domenica sera, al nono giorno di guerra, al termine di una votazione interrotta dalle bombe nemiche. Ma fino a sera il nuovo dittatore non ha mai fatto capolino, consapevole di doversi muovere come un criminale braccato, per evitare di essere eliminato a meno di 24 ore dall'avvento al potere. Mentre gli adepti della teocrazia celebravano la sua ascesa, Teheran e diverse città iraniane venivano martellate dall'aviazione di Israele e Stati Uniti, che continua a puntare sulle basi delle Guardie della Rivoluzione e dei Basiji, i paramilitari pro-regime.

Il destino è compiuto per l'Iran, ma è segnato per Mojtaba, ricercato numero uno da Washington e Tel Aviv, invocato dagli oppositori interni nella notte scura dell'Iran per augurargli la morte, come succedeva con il padre. Donald Trump definisce "un grosso errore" la sua elezione e ammette di "non essere contento" della scelta, ma che non intende rivelare i piani che ha in mente sulla nuova Guida Suprema, dopo aver già annunciato che "non durerà". Eppure il presidente apre uno spiraglio sul conflitto: "Sta per finire - dice - Non hanno una marina, né comunicazioni, né aeronautica". E spiega di avere già in mente qualcuno per sostituire il nuovo falco di Teheran.

Alla vigilia dell'undicesimo giorno di guerra, che si apre oggi, sono altri due leader della teocrazia a lanciare il guanto di sfida a Washington e Tel Aviv. Il ministro degli esteri Abbas Araghchi rinomina l'operazione americana "Epic Fury" sull'Iran con l'espressione "Epic Mistake", l'errore epico invece della furia epica. Il leader della diplomazia iraniana spiega che Teheran è "pienamente preparata" ai complotti contro i suoi impianti petroliferi e nucleari, attraverso i quali - sostiene - gli Stati Uniti "sperano di contenere un massiccio shock inflazionistico". Kamal Kharazi, consigliere di politica estera dell'ufficio della Guida Suprema, aggiunge che l'Iran è pronto a una guerra lunga con gli Usa, spiega di "non vedere più spazio per la diplomazia, a meno che la pressione economica non venga aumentata al punto che altri Paesi intervengano per garantire la fine dell'aggressione di americani e israeliani".

Come proseguirà il conflitto è ancora difficile da prevedere. Perché lo scontro con Usa e Israele, seppur durissimo per Teheran, è un collante per i falchi della Repubblica islamica. Nel corso dell'elezione di Khamenei junior non sono mancati i dissidi e alcuni membri dell'Assemblea degli Esperti - secondo la denuncia dell'ayatollah Mohsen Heidari - non sarebbero stati informati dell'incontro e non avrebbero potuto partecipare al voto. Alla fine almeno in 59 avrebbero partecipato all'elezione. La maggioranza ha scelto Mojtaba.

"Il sistema teocrazia regge. Tutto sta funzionando come avrebbe dovuto e per come era stato pianificato da Ali Khamenei - spiega al Giornale Sima Shine, ex capo della divisione ricerche del Mossad e oggi principale esperta del dossier Iran dell'Istituto israeliano per gli Studi sulla sicurezza nazionale - Il messaggio che arriva da Teheran è importante all'esterno, per proseguire con la guerra, ma anche all'interno per dire: siamo qui, niente cambierà, il sistema sta operando come previsto.

Hanno detto che avrebbero attaccato Israele e le basi Usa nel Golfo e che avrebbero chiuso lo Stretto di Hormuz e hanno mantenuto la promessa. Il regime è resiliente e vuole sopravvivere". Ma mentre i Pasdaran e Hezbollah celebrano la sua ascesa, Mojtaba resta nascosto. Un capo che in molti definiscono già "un morto che cammina".

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