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Progetto Trump. La svolta ora c'è

Teheran è un pezzo forte di un disegno più ampio che si rivolge alla Cina. È una guerra sulle risorse

Progetto Trump. La svolta ora c'è
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L'eliminazione di figure apicali all'interno della leadership iraniana e il drastico indebolimento di vertici militari da sempre ostili agli Stati Uniti hanno rappresentato un punto di svolta per la presidenza di Donald Trump.

Questa mossa ha dimostrato la capacità di colpire con precisione il cuore operativo del regime iraniano, incidendo profondamente sulla sua struttura di comando e riducendone le capacità operative, nonché inviando un inequivocabile segnale di deterrenza agli altri attori che destabilizzano l'area mediorientale.

L'azione ha proiettato un'immagine di forza risoluta che ha consolidato nell'opinione pubblica statunitense e nelle cancellerie estere la percezione di un leader pronto a intraprendere passi anche molto spregiudicati qualora lo ritenga necessario.

Seguendo questa linea d'azione, l'ottenimento di una tregua di quindici giorni proprio mentre lo Stretto di Hormuz attraversava una fase di grave interruzione del traffico marittimo a causa delle ostilità in corso ha rappresentato una vittoria diplomatica e strategica, a prescindere dalla sua tenuta effettiva.

È vero che i recenti attacchi israeliani in Libano hanno contribuito a far vacillare l'equilibrio raggiunto, circostanza che evidenzia come la crisi in atto abbia un carattere tripartito.

Tuttavia, questa ulteriore complessità non annulla i risultati conseguiti fino a oggi dall'amministrazione Trump, a partire dalla distruzione di ingenti capacità militari iraniane che resta un elemento oggettivo di vantaggio strategico nel quadro attuale.

Prospettando un possibile ampliamento in senso "controvalore" e non più "controforza" dell'intervento militare già avviato contro obiettivi iraniani, Trump ha conseguito il risultato immediato di un rapido decongestionamento dei mercati.

Il calo dei prezzi del greggio ha alleviato i timori di una crisi degli approvvigionamenti a lungo termine, che aveva già iniziato a gonfiare i costi del carburante e a generare nervosismo nelle borse internazionali.

Con il suo severo ultimatum, Trump ha offerto una prova tangibile dell'efficacia della sua politica di massima pressione, dimostrando come la combinazione di pressione militare e apertura negoziale possa produrre risultati immediati sul piano operativo.

Da notare che le principali iniziative internazionali dell'amministrazione Trump, inclusa l'operazione militare denominata Epic Fury, non devono essere interpretate come eventi isolati, ma come ulteriori tasselli di quella ampia strategia presentata prima nella National Security Strategy 2025 e poi nella National Defense Strategy 2026, i due documenti di grande indirizzo strategico finora presentati dall'attuale amministrazione.

In questo quadro, il controllo delle vie di navigazione e la gestione delle crisi nei paesi produttori di petrolio diventano così strumenti funzionali a

limitare le ambizioni di Pechino, in una postura strategica che era già emersa con la forte pressione economica e diplomatica esercitata su Panama e con le iniziative di carattere militare e para-militare nell'area venezuelana.

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