Terrorismo, l’appello di Mattarella: "Fare piena luce sugli Anni di Piombo"

In una lunga intervista a Repubblica il capo dello Stato, Sergio Mattarella, si è augurato che vengano arrestati coloro che "si sono sottratti alla giustizia italiana e vivono la latitanza in altri Paesi"

Terrorismo, l’appello di Mattarella: "Fare piena luce sugli Anni di Piombo"

"Il terrorismo non è riuscito a realizzare l'ambizione di rappresentare una cesura, uno spartiacque nella storia d'Italia. Il disegno cinico, non esente da collegamenti a reti eversive internazionali, di destabilizzare la giovane democrazia è stato isolato e cancellato". È quanto ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una lunga intervista rilasciata a Repubblica nel Giorno della Memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi. Secondo il Capo dello Stato negli Anni di Piombo "è la statura della nostra democrazia, è la Repubblica ad avere prevalso contro l'eversione che aveva nel popolo il proprio nemico".

Mattarella ha tuttavia affermato che ci sono "ancora ombre, spazi oscuri, complicità, non pienamente chiarite" e "l'esigenza di completa verità è molto sentita dai familiari. Ma è anche un'esigenza fondamentale per la Repubblica". Il Capo dello Stato ha anche sottolineato che per il nostro Paese gli Anni di Piombo sono stati anni molto sofferti "in cui la tenuta istituzionale e sociale del nostro Paese, è stata messa a dura prova. Oltre quattrocento le vittime in Italia, di cui circa centosessanta per stragi".

Mattarella ha poi voluto ricordare gli innocenti che hanno perso la vita per mano dei terroristi di varia matrice: "Cittadini inermi colpiti con violenza cieca, oltre cento gli uomini in divisa che hanno pagato con la morte la fedeltà alla Repubblica. Magistrati, docenti, operai, dirigenti d'azienda, studenti, giornalisti, uomini politici, sindacalisti. Nessuna categoria manca all'appello di una stagione in cui il terrorismo, di varia matrice, ha preteso di travolgere la vita delle persone inseguendo progetti sanguinari. La scia lasciata dagli assassini ci porta sino ai primi anni 2000". Per Mattarella l'origine del terrorismo non era certamente legata alla contestazione del '68. Anzi, per il Capo dello Stato è il contrario: "Le stagioni delle lotte sindacali, come quelle delle manifestazioni studentesche, sviluppatesi alla fine degli anni '60 del Novecento, hanno rappresentato forti stimoli allo sviluppo di modelli di vita ispirati a maggiore giustizia e coesione sociale".

Mattarella ha spiegato che il bersaglio dei terroristi era "la giovane democrazia parlamentare, nata con la Costituzione repubblicana, per approdare a una dittatura, privando gli italiani delle libertà conquistate nella lotta di Liberazione". E ciò, secondo il presidente della Repubblica, era "esattamente il contrario di quanto proclamava il terrorismo rosso, quando parlava di Resistenza tradita. Il tradimento della Resistenza sarebbe stato, invece, quello di far ripiombare l'Italia sotto una nuova dittatura, quale che ne fosse il segno". Al di là delle storie personali di chi aderì alla lotta armata secondo Mattarella "c'era la contestazione radicale della democrazia parlamentare, così come era stata delineata dai padri Costituenti; e, a ben vedere, anche la mancata accettazione della volontà degli elettori in favore di forze centriste, atlantiche, riformatrici, di segno moderato. Un esercizio di democrazia che veniva definito 'regime'". Il presidente della Repubblica ha anche ammesso che in Italia c’era anche chi, "legittimamente, si sarebbe aspettato dei governi o delle politiche diverse".

Nonostante tutto Mattarella sottolinea che fu "grave e inaccettabile quel processo mentale, prima che ideologico, che portò alcuni italiani, pochi, a dire: questo Stato, questa condizione politica, non risponde ai miei sogni, è deludente e, visto che non siamo riusciti a cambiarlo con il voto, abbattiamolo". "Uno dei pilastri su cui si fonda la Repubblica- ha proseguito- è il valore del pluralismo. La democrazia è libertà, uguaglianza, diritti. È anche un metodo. Un metodo che impone di rispettare le maggioranze e le opinioni altrui. Prescindere dal consenso e dalle opinioni diverse vuol dire negare, alla radice, la volontà popolare, l'essenza della democrazia". È questo, ha ribadito Mattarella, è quanto tentarono di fare i terroristi.

C’erano alcuni elementi che assimilavano ed altri che distinguevano il terrorismo rosso e quello nero. L'obiettivo del terrorismo rosso, ha affermato ancora Mattarella, era di approfondire i "solchi e le contrapposizioni nella società e nella politica”. Un modo per spingere, “compiendo attentati, il proletariato a fare la rivoluzione, cercando di delegittimare i partiti della sinistra tradizionale, accusati di essersi imborghesiti". Il terrorismo nero, invece, per il Capo dello Stato aveva "suggestioni nostalgiche di improbabili restaurazioni" ed è stato "spesso strumento, più o meno consapevole, di trame oscure, che avevano l'obiettivo politico di rovesciare l'asse politico del Paese interrompendo il percorso democratico, provocando una reazione alle stragi che conducesse a un regime autoritario, così come era avvenuto in Grecia. Ricordiamo sempre il contesto, a neppure venticinque anni dalla fine del secondo conflitto mondiale".

Davanti alla sfida del terrorismo le istituzioni mostrarono alcuni elementi di forza e di debolezza. Mattarella spiega che la debolezza dello Stato si manifestò "soprattutto nella impreparazione, talvolta in infedeltà, nel contrastare una guerra che oggi definiremmo asimmetrica". Eppure, per il Capo dello Stato fu proprio la violenza compiuta contro persone inermi e innocenti a prosciugare rapidamente il bacino del consenso al terrorismo.

Mattarella ha sottolineato che in quegli anni difficili mentre cresceva, "per così dire, l'aggressività degli agguati e l'efferatezza delle stragi, aumentava anche la consapevolezza che bersaglio del terrore era la società, i cittadini, la comunità nazionale, il popolo: pensiamo agli attentati sui treni, alle stragi di piazza Fontana, di Bologna, di piazza della Loggia". In sostanza, più sangue scorreva e più i terroristi creavano le condizioni per una sorta di auto-emarginazione. Mattarella, infatti, spiega che a mandare in crisi il terrorismo fu "l'isolamento, la totale contrarietà che il terrorismo nero, le Brigate Rosse, e gli altri movimenti armati, lo stragismo, trovarono nella vita della comunità, nei luoghi di lavoro, nel sindacato, negli uffici, nel sentire comune".

Per il capo dello Stato l’assassinio di Aldo Moro fu uno dei momenti più drammatici "della storia della Repubblica. Non a caso, dopo molti anni, resta tanto viva l'esigenza di fare luce completa su quella vicenda. Il vuoto che quel delitto terroristico ha prodotto è stato inimmaginabile. Mi limito a ripetere le parole di Paolo VI: 'un uomo buono, mite, saggio, innocente’". Il capo dello Stato ha ribadito che non è stata un'epoca facile a causa dei "tanti i terrorismi all'assalto", anche di matrice straniera. "Come non ricordare l'attentato a Giovanni Paolo II nel 1981?", ha affermato il capo dello Stato.

In quegli anni anche la libera stampa pagò un tributo di sangue. Casalegno e Tobagi uccisi, Montanelli ferito. Azioni non casuali secondo il Capo dello Stato. "La libera stampa, il diritto di critica, il dissenso sono i cardini delle democrazie liberali. Il giornalismo è prima di tutto testimonianza civile. Nella visione folle dei terroristi, i giornalisti costituivano un pericoloso ostacolo sulla loro strada. Per questo andavano intimiditi per ridurli al silenzio", ha ricordato Mattarella.

Nella sua intervista il Presidente della Repubblica si è soffermato anche sul recente arresto in Francia dei latitanti legati al terrorismo rosso, responsabili di atti di sangue. Mattarella ha ringraziato il presidente Emmanuel Macron ed ha auspicato che "altri Paesi stranieri ne seguano l'esempio", consentendo alla giustizia italiana di fare il proprio corso nei confronti di "tutti i latitanti fuggiti all'estero".

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