Il testo anti omofobia spacca la maggioranza e slitta ancora al Senato

Al ddl Zan aggregate altre 4 bozze. Appello alla Casellati. Probabile ritorno alla Camera

Il testo anti omofobia spacca la maggioranza e slitta ancora al Senato

Primo stop al Senato al contestato disegno di legge sull'omofobia, sostenuto da Pd, M5S, Iv, Leu. Ora invocano la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, perché stabilisca come si tornerà a parlare del ddl Zan contro omotransfobia, misoginia e abilismo già approvato alla Camera. Il presidente della commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari, ha richiesto l'accorpamento della legge Zan con altri quattro testi sul tema già depositati in Senato. Casellati dovrà decidere sul piano tecnico se è possibile procedere con la trattazione congiunta, poi la palla tornerà alla commissione Giustizia per la calendarizzazione. La possibilità di chiedere audizioni e presentare emendamenti allungherà inevitabilmente i tempi della discussione. Se anche solo un emendamento sarà approvato, il testo dovrà tornare alla Camera per una nuovo via libera.

La questione però non è solo tecnica, anzi investe la spaccatura politica all'interno della maggioranza che sostiene il governo Draghi. Il segretario del Pd, Enrico Letta, che subito dopo il suo insediamento aveva presentato la legge contro l'omofobia come una priorità, è tornato a ribadire l'importanza di un provvedimento che «guarda al futuro», per cui come per lo ius soli non intende «ammainare la bandiera».

Al contrario, sono numerosi i politici del centrodestra contrari. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, ancora una volta ha detto il suo no, contestando «la strumentalizzazione semplicistica per cui chi sostiene il ddl Zan è un evoluto progressista mentre chi vi si oppone è un retrogrado medievale». Ha aggiunto: «Ogni discriminazione va sempre combattuta, come già la legge prevede. La durezza con cui devono essere puniti questi atti non può e non deve essere messa in conflitto con la libertà di pensiero e di agenda politica su temi etici fondamentali come utero in affitto, bambini in vendita, favole vietate perché discriminanti».

Salvini ha ricordato con soddisfazione anche la sentenza di condanna a dieci anni per i due delinquenti che picchiarono barbaramente a Napoli un ragazzo gay e una sua amica nel 2019. Prova, secondo lui, che le leggi non vanno cambiate ma solo fatte applicare. Allora si disse soddisfatta anche l'Arcigay che oggi però, attraverso il suo segretario Gabriele Piazzoni, annuncia una manifestazione se il ddl non sarà discusso: «Saremo pronti a scendere nuovamente in piazza, come già fatto lo scorso ottobre».

Si lamenta colui che dà il nome alla legge, il dem Alessandro Zan: «Mi auguro che non sia l'ennesimo tentativo dilatorio». Durante la crisi di governo Zan aveva attaccato persino Matteo Renzi, nonostante Italia viva sia favorevole al testo: «Se il ddl sull'omotransfobia non viene approvato, la responsabilità è sua». Oggi Zan ha diretto le proprie critiche alla decisione, presa all'unanimità dall'ufficio di presidenza, di accorpare al ddl Zan gli altri 4 ddl già depositati in Senato: «La prossima settimana si dovrà dare il via libera ai lavori, come richiesto da Pd, M5S, Leu e Iv».

Di tutt'altro avviso il centrodestra. Martedì scorso si era espresso in modo chiaro il coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani: «Non mi pare una priorità, ci sono migliaia di italiani in ospedale, centinaia di morti ogni giorno di Covid, centinaia di migliaia di posti di lavoro in pericolo e dobbiamo lasciare da parte scelte ideologiche». Contraria la presidente di Fdi, Giorgia Meloni, è in sintonia: «È una legge che punta a vietare di esprimere opinioni, ad esempio contro l'utero in affitto, e a portare la teoria gender nelle scuole anche elementari. E io non sono d'accordo senza essere omofoba».

Se si deciderà di proseguire nello scontro, la parola passa ai regolamenti e alla conta dei voti.

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