Toh, alle 'ndrine serviva la task force

Blitz della Polizia ferma una possibile guerra. L'erede del clan e la fidanzata vip

Toh, alle 'ndrine serviva la task force

Quando un boss che ama farsi chiamare la Bestia incrocia la sua strada con una famiglia dal cognome ingombrante, c'è aria di guerra. Soprattutto se il rampollo ha un ristorante a Milano, è fidanzato con la starlette Silvia Provvedi e si bulla sui social network. Ma il sangue attira gli sbirri e allontana gli affari. E dunque come fare? Ci vuole una task force alla Colao. Dalle ordinanze dell'operazione Malefix che ha portato all'arresto di esponenti della cosca De Stefano-Tegano-Libri di Reggio Calabria, emerge la figura di Giorgio Condello Sibio, alias Giorgio De Stefano detto «Giorgino», di cui si parla da diversi anni (ne ho scritto nel 2010 con Antonino Monteleone nel libro Oh mia bella Madu'ndrina, Alberti editore). Secondo un pentito, il figlio che il patriarca della cosca Paolo Rosario De Stefano ha avuto da una relazione illegale sarebbe stato spedito a Milano «perché faceva danni della madonna». Non era riservato come i fratellastri, eredi del casato più potente di 'ndrangheta, «ma aveva preteso di farsi chiamare De Stefano anche lui, persino all'Anagrafe» come ricorda al Giornale Klaus Davi. Al quale va dato il merito di aver riacceso i riflettori su Gino Molinetti, killer con alle spalle diverse condanne già nel 2018, quando lo ritrasse con una colt e la scritta licenze to kill in una provocatoria campagna pubblicitaria, tanto da beccarsi una denuncia per stalking. Una volta uscito di galera Molinetti pensava in grande e voleva staccarsi dalla casa madre, potendo contare - secondo il massmediologo - su un esercito di 70, 80 affiliati. Anche perché - come è emerso dalle indagini della Squadra Mobile reggina e coordinate da Stefano Musolino, Walter Ignazitto e Roberto Placido Di Palma - tra i De Stefano e la cosca Libri c'erano delle frizioni per la spartizione dei proventi delle estorsioni. Un litigio di cui Molinetti voleva approfittare per affrancarsi dalla cosca e acquisire il controllo del quartiere Gallico. Ma la 'ndrangheta non tollera gli scissionisti. L'ultimo era Carmine Novella, assassinato in Lombardia. Da quella morte erano nate due inchieste, Crimine e Infinito, che hanno ridisegnato gli equilibri della 'ndrangheta a Milano. Nella task force, oltre agli emissari dei De Stefano e dei Libri c'era il fratello di Molinetti, Alfonso, ergastolano in semilibertà: di giorno faceva il cuoco per la Caritas, di notte consigliava al fratello: «Vai a Milano ad aiutare Giorgetto De Stefano, perché c'è tanto da fare».

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