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Da Toninelli al vice di Casaleggio, i grillini della prima ora votano Sì

L'ex ministro: "Si spezza il potere delle correnti". Ma con Conte la linea è filo-Anm. I silenzi di Grillo

Danilo Toninelli
Danilo Toninelli

I grillini della "prima ora" sono per il Sì al referendum sulla riforma Nordio, che introduce la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, spezza il potere delle correnti con il sorteggio per il Csm e vara l'Alta corte disciplinare.

Uno spicchio (pari al 25%) di elettori del M5s (come dimostra il sondaggio Noto pubblicato dal Giornale) tifa per il Sì. E spaventa il leader del M5s Giuseppe Conte, che invece si piega al diktat giustizialista di Marco Travaglio. L'ultimo grillino, in ordine di tempo, che sale sul carro del Sì è Danilo Toninelli (foto a sinistra), ministro di punta del governo Conte 1. In un'intervista a Radio Cusano, dalla sua auto, Toninelli si lancia nel più classico degli spot per il Sì. Inizia subito con una bordata al suo partito(M5s) e al campo largo: "È una battaglia politica". Toninelli analizza poi punto per punto la riforma, senza nascondere il proprio godimento. Il sorteggio? "È lo strumento più democratico che esista. Spezza il potere delle correnti" - dice il grillino. Chi finanzia il No? E qui l'ex ministro di Conte tira fuori il bastone mediatico: "L'Anm finanzia il No, perché non tira fuori i soldi anche il comitato per il Sì?". Ai suoi colleghi di partito rimprovera: "Conte è diventato il portavoce dell'Anm". Il pensiero di Toninelli incarna la linea primordiale del M5s, prima della trasformazione contiana. E in tal direzione, si inserisce il silenzio di Beppe Grillo. Evidentemente a far leva sulla posizione del comico sono le esperienze familiari con i giudici. Il figlio Ciro condannato per stupro a 8 anni di reclusione. Ricordiamo lo sfogo di Grillo contro la Procura che non credeva alla versione del figlio? E poi lo stesso Grillo nel lontano 1981 è passato sotto i ferri della giustizia penale: condanna per omicidio colposo. Tra i silenzi che fanno rumore e insospettiscono Conte c'è sicuramente quello di Chiara Appendino, la sindaca di Torino condannata in via definitiva per gli incidenti in piazza San Carlo in occasione della finale Champions. Nel M5s c'è chi giura: "Chiara non si farà mai vedere in giro con Gratteri o Di Matteo". Tra i grillini duri e puri della prima ora c'è Laura Castelli, due volte viceministro all'Economia, che al Giornale ammette: "Io e mio marito (Giuseppe Marici) voteremo Sì al referendum anche se non ci piace la politicizzazione del tema". Un altro che mette oltre la faccia anche la professione è Pietro Dettori (foto a destra), braccio destro di Casaleggio e Di Maio. È stato scelto per coordinare la campagna di comunicazione del Sì.

Nel M5s della prima ora il principio dell'uno vale uno (sorteggio al Csm) e della separazione delle carriere sono stati temi politicamente condivisibili. Poi Conte ha messo il M5s sotto il cappello di De Raho, Scarpinato, Gratteri e Di Matteo. Appunto Di Matteo, che diceva: "Al Csm metodi mafiosi". Si cambia in fretta.

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