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Toti studia la difesa e tace. La strategia dai domiciliari

Il governatore si avvale della facoltà di non rispondere, il suo legale: "Dimissioni? Ci sta pensando. Ma non può decidere da solo senza confronto"

Toti studia la difesa e tace. La strategia dai domiciliari

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È apparso tranquillo, davanti ai magistrati. E consapevolmente ha deciso di restare in silenzio, per studiare con ancora maggiore attenzione le carte che lo accusano, il governatore della Regione Liguria Giovanni Toti, finito ai domiciliari martedì con l'accusa di corruzione. «È chiaro che sono esperienze che lasciano il segno ha spiegato il suo avvocato Stefano Savi in merito al suo arresto - umanamente si può capire. È molto impegnato nella lettura di questo fascicolo perché è sua intenzione offrire una ricostruzione difensiva ai pubblici ministeri che dia spiegazione dei fatti che gli sono contestati».

C'è in primis un tema politico, oltre che giudiziario, ed è quello ovvio del suo futuro politico e delle sue eventuali dimissioni da presidente, invocate da più parti all'interno dell'opposizione. «Ci sta pensando, ma è una decisione di che una persona inserita in un contesto politico non può certo prendere da solo senza un confronto e in questa condizione», ha aggiunto l'avvocato. A fare le veci di Toti c'è in questo momento il vicepresidente regionale Alessandro Piana, che ieri ha ricordato ai democratici liguri, che contestano il suo ruolo, di trovarsi in questo momento in carica «non per scelta mia, bensì dalla Procura di Genova. Consiglierei di andare oltre la cantilena già sentita».

Secondo la gip Paola Faggioni che ha firmato l'ordinanza con le misure cautelari per Toti e altri nove indagati, tra cui il suo capo di Gabinetto Matteo Cozzani, il governatore avrebbe accettato «promesse di vari finanziamenti e ricevuto complessivamente 74.100 euro» (tutti pagamenti in chiaro tramite bonifici al suo «Comitato per Toti») per «agevolare» alcuni imprenditori. In particolare Aldo Spinelli, a capo di un gruppo della logistica che opera nei porti ed ex patron del Genoa calcio, che avrebbe aiutato in merito alla pratica di privatizzazione della spiaggia di Punta Dell'Olmo.

La spiaggia in questione si trova di fronte alle ex Colonie Bergamasche, a Celle Ligure, abbandonate da decenni e ora al centro di un'operazione immobiliare di trasformazione in un complesso residenziale di lusso, in cui un paio di anni fa si vociferava, secondo alcune cronache locali, persino di un interessamento di Cristiano Ronaldo. Toti si sarebbe anche speso, tra l'estate e l'autunno 2021, per «velocizzare e approvare» alcune delibere portuali, come quella per il rinnovo, sempre a Spinelli, della pluridecennale concessione (scaduta a dicembre 2020) per il Terminal Rinfuse, lo storico approdo delle merci solide alla rinfusa, nonché passaggio obbligato da e per il Nord Italia. Sempre il difensore di Toti ha annunciato «la richiesta di revoca della misura perché ci sono esigenze di carattere personale ma c'è anche il bisogno di un confronto diretto con il mondo della politica» per decidere il futuro politico. «Intanto facciamo istanza, se ce la respingeranno probabilmente faremo ricorso al Riesame», ha concluso il legale.

L'inchiesta dei pm Luca Monteverde e Federico Manotti è iniziata quattro anni fa. Da quanto è trapelato, le iscrizioni relative alla vicenda dei voti «riesini» confluiti in alcuni candidati della sua lista alle elezioni 2020 risalgono a tre anni dopo i fatti, cioè a dicembre 2023.

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