"Tour Eiffel costruita con il nostro ferro. La Francia deve restituirla all'Algeria"

La provocazione social lanciata da un giornalista dopo la desecretazione degli archivi del colonialismo voluta da Macron

"Tour Eiffel costruita con il nostro ferro. La Francia deve restituirla all'Algeria"

Gli archivi del colonialismo francese rimasti segreti per oltre 50 anni, in particolare sulla guerra d'Algeria, da ieri sono a disposizione degli storici: declassificati dal presidente Macron in nome della riconciliazione delle due sponde del Mediterraneo, hanno però aperto un vaso di Pandora che rischia di confliggere con la caccia alla verità.

Neppure il tempo di somatizzare le responsabilità nell'omicidio dell'avvocato algerino Ali Boumendjel, trucidato dai bleu blanc rouge nel 1957 e per cui Macron ha ammesso l'insabbiamento, ed ecco spuntare assurde rivendicazioni pronte a infiammare tv e social network. Inclusa la provocazione lanciata da un giornalista algerino che chiede a Parigi di «restituire» la Tour Eiffel accusando la Francia d'aver attinto alle miniere di ferro algerine per costruirla. Restituzioni di beni, riconoscimenti di errori e ammissioni di colpa. Un bel fuori programma per l'Eliseo. Animato da nobili intenti, Macron aveva chiesto allo storico Benjamin Stora di indagare sugli anni della guerra fino all'indipendenza del '62. Ma il cosiddetto dossier «della comune memoria» è diventato un libro su cui ognuno legge ciò che ritiene più conveniente. E genera, anzi ri-genera, vecchi miti: come quello rilanciato dal cronista Mohamed Allal in tv. Nel suo intervento, citato dal magazine Causeur e diventato virale, il giornalista sostiene che la Dama di Ferro debba la sua esistenza allo sfruttamento di minerali che appartengono agli algerini, poiché «estratti dal suolo» nella sponda sud del Mediterraneo. Dunque può essere, per così dire, chiesta indietro. La rivendicazione fa impazzire i media: davvero l'Algeria può esigere il simbolo di Parigi e della Francia intera? Già nel 2018, il canale Beur Fm trasmetteva informazioni sull'origine del metallo, indicando che il ferro della Tour Eiffel fosse stato estratto dalle «miniere di Zaccar e Rouïna», nel nord dell'Algeria. In realtà sembra che arrivi dalla Lorena, in Francia. Ma, sull'onda della riscrittura della Storia, l'algerina Lina Télévision, che ha ospitato il giornalista-influencer, ha preteso le scuse di Parigi. Ormai il vaso di Pandora del colonialismo è aperto. Ciò che contiene non è stato «visto» del tutto e va gestito al meglio. Allal, sull'onda della tensione Parigi-Algeri, insiste sul «ferro rubato». L'Eliseo prova a correre ai ripari ignorandolo. Ma dicendo che la declassificazione dei dossier sarà più veloce: basta timbri foglio per foglio. D'ora in poi sarà quasi automatico l'accesso ai dossier. Nella sua assurda pretesa, che di storico sembra aver ben poco (si basa sulla leggenda di Gustave Eiffel che pare avesse donato un orologio montato su una torre di metallo al villaggio di El Abadia per ringraziare gli abitanti), il giornalista è sostenuto da una larga schiera di algerini francesi: molti concordano con lui sulla natura dei materiali usati per costruire. Altri, sui social, l'hanno invece sbeffeggiato. Tra i messaggi apparsi in Francia su Twitter uno dice: «Forse è ora di riportare gli algerini in Algeria». In risposta, la stampa algerina agita lo spettro della xenofobia. Il dibattito tra i due Paesi avrebbe dovuto riconciliare. Invece i leoni da tastiera si sono gettati a pesce sul dossier: s'è fatto avanti pure il predicatore islamico Cheikh Chems-Eddine, contro la Francia perché «non si è ancora scusata per i crimini commessi durante la colonizzazione». Insomma, bugie o verità, la Storia fa discutere ancor prima d'essere riscritta.

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