Un tribunale gela i No Vax: "Giusto sospendere i dipendenti non coperti"

No vaccino no stipendio. Non uno slogan da opporre ai barricaderi della libertà (di infettare) che scendono in piazza per contestare il green pass, ma un'ordinanza. Di un giudice. Di un tribunale italiano

Un tribunale gela i No Vax: "Giusto sospendere i dipendenti non coperti"

No vaccino no stipendio. Non uno slogan da opporre ai barricaderi della libertà (di infettare) che scendono in piazza per contestare il green pass, ma un'ordinanza. Di un giudice. Di un tribunale italiano. Di Modena. Secondo il dispositivo l'azienda può legittimamente sospendere dal servizio e dalla retribuzione il dipendente che non vuole vaccinarsi contro il Coronavirus. «Il datore di lavoro - si legge nell'ordinanza - si pone come garante della salute e della sicurezza dei dipendenti e dei terzi che per diverse ragioni si trovano all'interno dei locali aziendali e ha quindi l'obbligo ai sensi dell'articolo 2087 del Codice civile di adottare tutte quelle misure di prevenzione e protezione che sono necessarie a tutelare l'integrità fisica dei lavoratori».

Il caso riguarda una casa di cura per anziani, in cui lavoravano dipendenti di una cooperativa di servizi che si rifiutavano di vaccinarsi. Sospesi, avevano fatto ricorso al tribunale che ha dato loro torto, sostenendo che la mascherina e il distanziamento non sono protezioni sufficienti a tenere gli ospiti della Rsa dal riparo del contagio. Ma l'ordinanza ha valore erga omnes perché la vicenda si è svolta in un'epoca in cui non era stato ancora emanato il decreto-legge n. 44/2021, che prevede l'obbligo di vaccinazione per tutto il personale medico e paramedico. Una decisione quindi che, secondo il giuslavorista Pietro Ichino, intervistato dall'Huffington Post, «non è isolata: essa è infatti preceduta da almeno altre due decisioni del tutto simili, sia per la motivazione sia per la conclusione, adottate nel marzo scorso dai Tribunali di Udine e di Belluno; e non consta alcuna sentenza in senso contrario, da quando la vaccinazione anti-Covid in Italia è disponibile. Si può dunque parlare di un orientamento giurisprudenziale che sta consolidandosi». Presto la Corte Costituzionale potrebbe essere chiamata a pronunciarsi, ma secondo Ichino «se venisse di nuovo investita della questione, la Corte non cambierebbe orientamento su questo punto», visto che «ha già riconosciuto la piena legittimità costituzionale dell'obbligo di vaccinazione, quando esso è necessario per la protezione della sicurezza e della salute dei cittadini in generale, dei lavoratori in particolare».

Un altro passo verso l'introduzione dell'obbligo del green pass sul luogo di lavoro? L'impressione è che questo provvedimento sià già nelle intenzioni del governo, che sta prendendo tempo solo perché Mario Draghi ha deciso di non soffiare sul fuoco delle polemiche, lasciando che la rabbia popolare contro lo strumento del passaporto vaccinale si depositi. Va anche considerato che i moti popolari sono sostenuti da forze politiche che appartengono al governo, ciò che rende la prudenza quasi d'obbligo. Ma l'impressione è che entro agosto il green pass diventerà come il badge aziendale, da punzonare per entrare in ufficio. E se sulla questione si era pronunciato anche il presidente di Confindustria Carlo Bonomi («l'obiettivo di fondo è consolidare la ripresa per recuperare il reddito e il prodotto perduti, per tutelare i posti di lavoro e perché in pandemia abbiamo contratto un debito astronomico. E l'unica minaccia a una crescita sostenuta oggi è il virus. Quella minaccia va ridotta al minimo possibile»), a alcune categorie si muovono per conto loro. Come i calciatori. Ieri il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha ipotizzato l'obbligo della vaccinazione e del green pass per i tesserati. Prenderemo esempio da Ibra e CR7?

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