Con Tridico l'Istituto è un ufficio di propaganda M5S

Veline e bufale per appoggiare il governo. Quando sul reddito disse: "Sconfitta la povertà"

Con Tridico l'Istituto è un ufficio di propaganda M5S

Se Di Maio chiama, Tridico risponde. Il presidente dell'Inps Pasquale Tridico non ha mai smesso di essere un «consulente» del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Piuttosto, tra veline alla stampa e bufale (poi ritrattate), il numero uno dell'Inps ha trasformato l'Istituto di previdenza in un ufficio stampa distaccato dell'ex capo dei Cinque stelle: un centro permanente per la propaganda grillina.

Il sospetto che ci sia la «manina» dell'ex consulente del ministro Di Maio dietro la soffiata alla stampa sullo scandalo dei bonus percepiti da tre parlamentari è forte. Perché, al netto dell'indignazione corale per tre deputati che avrebbero intascato il sussidio statale, il caso risveglia il sentimento anti-casta del popolo italiano: un assist in piena regola per la campagna referendaria promossa dal M5S in favore del si al taglio dei parlamentari in vista del voto del 20 e 21 settembre.

C'è più di un sospetto: chi ha voluto aiutare i Cinque stelle in una fase in cui il fronte del no (al taglio dei parlamentari) sembrava prevalere? Gli indizi portano al nome di Tridico. Perché c'è la recidiva che lo incastra. A dicembre 2019, a un anno esatto dall'approvazione del provvedimento bandiera del ministro (all'epoca del Lavoro) DI Maio, il reddito di cittadinanza, il presidente dell'Inps - in un'intervista al Corriere del Mezzogiorno, ripetuta poi anche a Radio Capital, spiegava che grazie al reddito di cittadinanza la povertà in Italia fosse diminuita del 60 per cento. Parlava Tridico, il numero uno di un'azienda dello Stato, ma sembrava di ascoltare Di Maio che qualche mese prima aveva annunciato trionfante: «Abbiamo abolito la povertà». Le affermazioni di Tridico si rivelarono una bufala: numeri sballati. Si trattava di una marchetta per Di Maio. La gaffe fu così evidente, che il presidente dell'Inps fu costretto a rettificare il concetto. Ma intanto sui social il messaggio, costruito ad arte, era ormai partito. Operazione perfetta per un ufficio stampa che si rispetti. Visti i precedenti è lecito che i sospetti della velina alla stampa sui deputati che hanno intascato i bonus ricadano su Tridico. Ora l'Inps è pronto a fornire i nomi dei furbetti. Ma il presidente, che andrà in audizione alla Camera, potrebbe comunque non salvare la poltrona. Da Renzi a Salvini: una maggioranza in Parlamento chiede la testa di Tridico. E non solo per lo scandalo bonus.

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