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Trovati altri 2 bimbi. E l'inchiesta punta sugli ultimi minuti "Botto e tanto fumo"

Nelle carte i racconti dei sopravvissuti. Le vittime salgono a 70, 47 ancora dispersi

Trovati altri 2 bimbi. E l'inchiesta punta sugli ultimi minuti "Botto e tanto fumo"

I corpi di altri due bambini sono stati recuperati ieri dai Vigili del fuoco e dalla Guardia costiera. Non più di tre anni uno, si ipotizza tra i dodici e i tredici anni l'altro. Le vittime del naufragio di domenica scorsa a Cutro salgono a 70, di cui 16 minorenni, ma restano ancora i dispersi: si «stima» siano tra le 27 e le 47 le persone inghiottite dal mare. Delle 70 vittime accertate, 56 salme sono state riconosciute dai parenti, che stanno chiedendo il rimpatrio per seppellirle nei loro Paesi di origine, tra cui Pakistan, Tunisia, Siria e Palestina. Le ricerche proseguono «a oltranza per tutto il fine settimane spiega la prefettura di Crotone con mezzi aerei, navali, nucleo di sommozzatori e con il personale di presidio a terra della Guardia costiera, Questura, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco e Protezione civile regionale».

E prosegue anche l'inchiesta della Procura di Crotone, che procede per naufragio e omicidio colposo a carico dei presunti scafisti identificati, tre dei quali, un turco e due pachistani (uno è minore), sono stati fermati, mentre un quarto è irreperibile. C'è anche l'altro filone di indagine, al momento senza indagati e senza ipotesi reato, che mira a ricostruire la dinamica dei soccorsi per stabilire cosa è accaduto dopo la segnalazione del velivolo di Frontex sulla presenza del barcone a 40 miglia dalla costa calabrese. Domani è previsto l'affidamento ai carabinieri della delega all'acquisizione degli atti di quella notte. Sul fronte dell'inchiesta a carico degli scafisti invece i pm invieranno al giudice la richiesta di incidente probatorio per acquisire le testimonianze dei superstiti. Un passaggio necessario per cristallizzare davanti al gip le eventuali prove che emergeranno dai racconti dei sopravvissuti sulla dinamica che ha portato alla tragedia. Alcune testimonianze raccolte dagli inquirenti sono già citate nei verbali del provvedimento di fermo di uno degli scafisti: «Circa quattro ore prima dell'urto della barca è sceso nella stiva uno dei due pakistani e ci ha detto che dopo tre ore saremmo arrivati a destinazione - racconta uno dei sopravvissuti - Lui (uno degli scafisti, ndr), si è ripresentato un'ora prima dello schianto dicendoci di prendere i bagagli e prepararci a scendere che eravamo quasi arrivati. All'improvviso il motore ha iniziato a fare fumo, c'era tanto fumo e puzza di olio bruciato». «La gente nella stiva iniziava a soffocare e a salire su - racconta un altro superstite - Ho fatto in tempo ad afferrare mio nipote e a salire in coperta dopo di che la barca si è spezzata e l'acqua ha iniziato a entrare. Quando sono salito senza più scendere sotto c'erano circa 120 persone tra donne e bambini». In Procura a Roma è arrivato invece un esposto dei deputati di Sinistra Italiana Ilaria Cucchi e Nicola Fratoianni, che chiede di verificare se ci sono state responsabilità anche a livello ministeriale, se vi siano «disposizioni ministeriali che abbiano impedito l'uscita in mare della Guardia Costiera» tenuto conto che «non si può escludere che vi sia una responsabilità superiore visto che la Guardia Costiera dipende dal ministero dei Trasporti, mentre il ministero dell'Interno è diventato il supercoordinatore di sbarchi e soccorsi dei migranti».

Una versione respinta dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano: «La Guardia Costiera non è intervenuta perché non è stato lanciato un segnale di allarme».

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