Il pasticcio del voto ai fuori sede parte da due flash mob previsti venerdì e arriverà (quasi inutilmente) al Quirinale. "Ho scritto una Pec a Sergio Mattarella", dice a Un Giorno da Pecora su Rai RadioUno Veronica Pruni, studentessa emiliana della Sapienza a Roma. "Ho protestato davanti al ministero della Giustizia e a Montecitorio, tornare a casa per votare è un mio diritto ma costa troppo".
La Pruni è una delle tante migliaia di studenti universitari - almeno 10mila - che la sinistra vuole cooptare come rappresentanti di lista del "No" alla riforma, come dimostra l'appoggio dei deputati Avs Elisabetta Piccolotti e Andrea Casu (Pd) alla protesta degli studenti davanti alla Camera e al ministero della Giustizia. Nominarli è un escamotage antico, previsto dalla legge - il referendum ha un'unica Circoscrizione, a differenza di Politiche, Europee e Amministrative - per aggirare il divieto di voto in un seggio diverso da quello della tessera. Gli articoli 48 e 49 del dpr 361/1957 già oggi permettono il voto alle forze dell'ordine e quelle armate dove prestano servizio. Per nominarli rappresentanti di lista c'è tempo entro domani, quando tutti i partiti e i (pochi) Comitati promotori del quesito, ovvero i soggetti indicati dalla legge 21 marzo 1990, numero 53, articolo 14, dovrebbero comunicare l'elenco alle Sezioni elettorali dei Comuni.
"In realtà i rappresentanti di lista autorizzati con una delega in carta semplice con firma autenticata devono presentarsi prima che si aprano le urne, a partire dall'apertura delle sezioni elettorali prevista sabato alle 16", ci spiega una fonte vicina al Comitato "Chi accusa non giudica", che ha come portavoce l'ex fidanzata di Silvio Berlusconi Francesca Pascale e l'ex assessore pugliese di Forza Italia Gabriele Elia, vittima di malagiustizia. In ogni seggio elettorale possono essere designati due rappresentanti, uno effettivo e l'altro supplente: può essere nominato anche un solo rappresentante per più seggi.
La sinistra strumentalizza il giusto diritto degli studenti come clava anti riforma: "Questo è periodo di esami - ricorda la deputata M5s Emma Pavanelli - è ingiusto far scegliere loro tra il voto e l'Università". Per risolvere il busillis (che riguarda anche frontalieri, autotrasportatori, personale sanitario eccetera) era stata depositata una proposta di legge come alle Europee ma il provvedimento si è arenato. "Giorgia Meloni mostra apprensione e incertezza", sibila Marco Grimaldi di Avs. In Sicilia i fuori sede schierati col "No" sarebbero più di mille, è la stima di Sergio Lima, responsabile Organizzazione del Pd isolano. "Il voto dei giovani sarà fondamentale per la vittoria del No", tuona un redivivo Alfredo D'Attorre, responsabile Università dem.
Venerdì a Roma e Milano sono previsti due flash mob con tanto di finto seggio elettorale organizzato da The Good Lobby, Will Media e la
Rete Voto Fuorisede, infuriati per essere stati esclusi dal voto a distanza, "siamo gli unici con Malta e Cipro in Europa", sottolinea il campaigner di The Good Lobby e rappresentante della Rete Voto Fuori Sede Yari Russo.