Donald Trump è più agguerrito che mai nel portare avanti la sua politica commerciale, e mentre l'America attende il discorso sullo Stato dell'Unione di questa sera, lui rilancia il durissimo attacco alla Corte Suprema per la bocciatura dei dazi globali. "Lasciamo che la Corte Suprema continui a prendere decisioni sbagliate e dannose per il futuro del nostro Paese, io ho un lavoro da fare", tuona il presidente su Truth, dicendosi convinto che con lo stop alle tariffe i giudici gli abbiano dato "più potere e più forza. Posso fare cose terribili alle Nazioni straniere, soprattutto a quelle che ci derubano da decenni, ma non posso" fargli pagare i dazi.
"La nostra incompetente Corte ha fatto un grande lavoro per le persona sbagliate, e per questo dovrebbe vergognarsi (eccetto per i tre grandi). La prossima volta si esprimerà a favore della Cina e altri, che stanno facendo una fortuna sulla cittadinanza alla nascita sostenendo che il 14° emendamento non è stato scritto per prendersi cura dei bambini degli schiavi", prosegue nella sua invettiva, guardando avanti anche all'altro importante caso su cui i nove saggi dovranno esprimersi, ovvero lo ius soli, che lui vuole abolire. Poi, lancia un monito ai Paesi "che vogliono fare giochetti con questa ridicola decisione, soprattutto quelli che ci hanno derubato per decenni, i quali si troveranno ad affrontare dazi molto più alti e peggiori di quelli concordati di recente. Attenzione".
Trump sostiene che come presidente, non deve passare dal Congresso per ottenere l'approvazione sulle tariffe doganali: "Già ho il potere sotto molte forme da molto tempo. È stato riaffermato anche dalla ridicola sentenza della Corte Suprema", precisa. I giudici hanno bocciato solo i dazi imposti sulla base dell'International Emergency Economic Powers Act, per cui è interrotta la riscossione dalla mezzanotte locale (le 6 italiane), ma tale sospensione coincide con l'imposizione delle nuove tariffe globali del 15% in base a una diversa autorità legale. E lo stop non incide neppure sulle altre imposte, comprese quelle previste dalla Sezione 232 dello Statuto sulla Sicurezza Nazionale e dalla Sezione 301 dello Statuto sulle Pratiche Commerciali Sleali. Il principale negoziatore commerciale degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha spiegato nel fine settimana che gli accordi già concordati "restano in vigore", e, secondo fonti informate, parlando ai ministri del Commercio del G7 precisa che l'intenzione dell'amministrazione Usa è mantenere il quadro dei dazi precedenti, collegandoli però a basi giuridiche differenti. "Il nostro scopo è agire rapidamente per evitare nuove incertezze - avrebbe detto - Ma vogliamo anche evitare l'idea che possano esserci rimborsi per aziende esportatrici straniere".
L'alternativa allo schema fondato sullo Ieepa sarebbe quello di ancorare i dazi ad altre leggi, come il Trade Expansion Act del 1962 o il Trade Act del 1974. Trump ha già utilizzato la prima delle due tramite la sezione 232, per colpire le importazioni di automobili, acciaio e rame. Tra le diverse opzioni sul tavolo figura poi la sezione 122 del Trade Act, che autorizza l'introduzione di dazi globali fino al 15% - ma per un periodo massimo di 150 giorni - in presenza di ampi squilibri della bilancia dei pagamenti.
Mentre la Section 301 sempre del Trade Act permette di imporre tariffe al termine di un'indagine su pratiche commerciali ritenute sleali o in violazione di accordi internazionali: Trump vi fece ricorso contro la Cina durante il suo primo mandato e, lo scorso anno, nei confronti del Brasile. Infine, la Section 338 del Trade Act del 1930 consente l'imposizione di dazi qualora altri Paesi discriminino in modo ingiustificato gli Stati Uniti.