Trump (con Melania) in Iraq: "Le nostre truppe restano"

Viaggio a sorpresa per Natale. E il «Ny Times» rivela l'identità del medico che gli evitò la guerra in Vietnam

Trump (con Melania) in Iraq: "Le nostre truppe restano"

È volato in Iraq, per fuggire dai guai, con la first Lady Melania per una visita a sorpresa alle truppe americane. L'Air Force One è decollato poco dopo la mezzanotte di Natale dalla base aerea di Andrews. È la sua prima visita alle truppe in una zona di guerra da quando si è insediato alla Casa Bianca quasi due anni fa, lo scopo «ringraziare le nostre truppe e la leadership militare per il loro servizio, il loro successo ed il loro sacrificio e per augurargli Buon Natale». E per ribadire che «non c'è alcun piano» per ritirare i soldati americani in Irak».

Una visita di guerra per scappare da una guerra più lontana nel tempo ma tornata di attualità. Una guerra, quella del Vietnam, che ha lacerato gli Usa, con 58mila soldati che non sono più tornati e decine di migliaia che hanno sofferto ferite fisiche e mentali per la vita. Fra il 1966 e il 1972, circa 420mila giovani statunitensi disertarono per evitare di essere spediti nell'inferno indocinese. Trovarono rifugio all'estero, soprattutto in Canada, grazie a una rete di associazioni pacifiste. Ma c'era anche chi, più fortunato, poteva ottenere l'esenzione grazie a un certificato medico di favore. Trump, per esempio, fu esentato per motivi medici e il New York Times è tornato ieri a riaccendere i riflettori sulla storia del giovane Donald che ha evitato di indossare la divisa per andare in Vietnam.

Nel 1968, quando l'attuale presidente aveva 22 anni, non fu arruolato a causa di una malformazione: un medico gli aveva diagnosticato una spina calcaneare (un'escrescenza ossea sul tallone). Per 50 anni, scrive il quotidiano americano, i dettagli della vicenda sono rimasti poco chiari e soprattutto non è mai stata svelata l'identità del medico, con Trump che ha sempre affermato di non ricordare chi avesse firmato il documento. Ma ora la vicenda è tornata alla luce grazie alle dichiarazioni di Elysa Braunstein e della sorella Sharon, figlie del podologo Larry Braunstein, che hanno condiviso la storia con il New York Times. Il giornale comunque ha sottolineato che non ci sono prove o documenti a confermare le testimonianze delle due sorelle.

«So che si è trattato di un favore», ha dichiarato Elysa Braunstein, spiegando che lo studio del padre era in uno dei locali di proprietà di Fred C. Trump, padre di Donald e costruttore edile a New York. «Se c'era qualcosa che non andava nell'edificio - ha aggiunto - mio padre chiamava Trump che se ne occupava immediatamente. Il certificato è stato un piccolo favore».

Il dottor Braunstein è morto nel 2007, ma le sue figlie hanno affermato che il padre aveva raccontato spesso la storia di come avesse aiutato il giovane Trump a evitare la leva militare per entrare nelle grazie del padre imprenditore. Nell'atto medico sarebbe stato coinvolto anche un altro podologo, Manny Weinstein, morto nel 1995: il medico visse in due diversi appartamenti a Brooklyn di proprietà di Fred Trump e si trasferì nel primo proprio nell'anno in cui il futuro presidente ricevette l'esenzione.

Nel frattempo Trump, che appare sempre più isolato, ha ribadito che lo shutdown (cioè la parziale chiusura del governo federale per mancanza di fondi), non sarà revocato fino quando non saranno assicurati i finanziamenti per la costruzione del muro col Messico. A turbare la Casa Bianca anche la tensione sui mercati, dopo che la Federal Reserve ha aumentato i tassi d'interesse facendo infuriare Trump che ha criticato il presidente della Fed, Jerome Powell tanto da farne temere la rimozione. Ma Powell resterà al suo posto.

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