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Trump per la "resa incondizionata". L'ipotesi di inviare una brigata Usa

Il tycoon spinge sul cambio. I falchi: "Non prendiamo ordini dalla banda Epstein". Putin chiama il presidente iraniano Pezeshkian: "Le ostilità devono cessare"

Trump per la "resa incondizionata". L'ipotesi di inviare una brigata Usa
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Donald Trump vuole la capitolazione totale dell'Iran. Il presidente degli Stati Uniti chiude la porta alla diplomazia, e su Truth afferma che solo la "resa incondizionata" di Teheran porrà fine alla guerra in Medioriente. "Dopo la resa e dopo la selezione di un leader accettabile, noi e molti dei nostri meravigliosi e coraggiosi alleati lavoreremo instancabilmente per salvare il Paese dall'orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte che mai", prosegue il comandante in capo, lanciando lo slogan Miga (Make Iran Great Again, renderemo l'Iran di nuovo grande). Intanto nei giorni scorsi - riferisce il Washington Post - l'esercito Usa ha improvvisamente annullato un'importante esercitazione di addestramento dell'unità di paracadutisti d'élite alimentando le indiscrezioni che i soldati, specializzati nel combattimento terrestre e in una serie di altre missioni, potrebbero essere inviati in Medioriente. E l'amministrazione Usa alza le misure di sicurezza per timore che la Repubblica islamica, o i suoi sostenitori, possano condurre attacchi negli Stati Uniti. Funzionari pubblici federali e locali hanno annunciato di aver aumentato le pattuglie di polizia in diverse città tra cui New York, Miami e Los Angeles, e il direttore dell'Fbi, Kash Patel, ha dato ordine "alle squadre antiterrorismo e di intelligence di essere in massima allerta e di mobilitare tutte le risorse di sicurezza necessarie".

Vladimir Putin, intanto, chiama il presidente iraniano il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, chiedendo la fine immediata delle ostilità e spiegando di essere in costante contatto con i leader dei Paesi arabi e del Golfo. In giornata Pezheskian aveva rivelato che "alcuni Paesi hanno avviato iniziative di mediazione", che l'Iran "è impegnato per la pace ma non esita a difendere la sua dignità e sovranità, ma che la mediazione dovrebbe rivolgersi a chi ha sottovalutato il popolo iraniano e innescato il conflitto". Toni ben più duri dal presidente del Parlamento, Mohammad-Bagher Ghalibaf, secondo cui "il destino dell'Iran determinato solo dal fiero popolo iraniano, non dalla banda di Epstein".

Nel Vecchio Continente, il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, insieme alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha invitato i leader mediorientali a una videoconferenza lunedì alla luce dell'evoluzione della situazione della sicurezza nella regione. "Questo scambio offrirà l'opportunità di ascoltare le loro valutazioni e discutere l'ulteriore sostegno dell'Ue e dei suoi membri ai Paesi dell'area, nonché i modi per porre fine al conflitto in corso", spiegano dall'ufficio di Costa.

Gli Usa, invece, proseguono la distensione con Caracas, e con le autorità ad interim del Venezuela "hanno concordato di ristabilire le relazioni diplomatiche e consolari". Il dipartimento di Stato riferisce che "questo passo faciliterà i nostri sforzi congiunti per promuovere la stabilità, sostenere la ripresa economica e la riconciliazione politica nel Paese". Washington punta ad "aiutare il popolo a progredire con un processo graduale che crei le condizioni della transizione pacifica verso un governo eletto democraticamente". Mentre in un'intervista con Cnn, Trump lancia una nuova minaccia al governo dell'Avana, ribadendo che "Cuba cadrà molto presto". "Vogliono raggiungere un accordo con tutte le loro forze.

Abbiamo un sacco di tempo, ma Cuba è pronta, dopo 50 anni", sottolinea, spiegando che il segretario di Stato Marco Rubio è il suo punto di riferimento per l'isola. D'altronde sia il presidente che il capo della diplomazia americana (figlio di immigrati cubani) non hanno fatto mistero del desiderio di provocare un cambio di regime all'Avana.

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